21 maggio 2024
Aggiornato 06:30
Processo lungo

Il Presidente della Cassazione: «Il processo lungo è la morte del dibattimento»

Ernesto Lupo: «Prescrizione certa per imputati difesi adeguatamente»

ROMA - Il «processo lungo» sarà «la morte del processo penale». Non usa giri di parole il primo presidente della Cassazione, Ernesto Lupo, per denunciare gli effetti negativi delle norme approvate dal Senato a fine luglio, e che ora attendono di essere riesaminate dalla Camera. Un giudizio duro, espresso durante il dibattito al Csm che ha preceduto l'approvazione della risoluzione con la quale i consiglieri dell'organo di autogoverno delle toghe bocciano il provvedimento in questione.

Lupo si è rivolto innanzitutto ai rappresentanti del centrodestra a Palazzo dei Marescialli, i quali hanno votato contro il documento, convinti che non spetti al Csm pronunciarsi durante l'iter parlamentare di un provvedimento, sul quale comunque non hanno nascosto perplessità. «Non riesco a capire le posizioni contrarie a questa risoluzione», ha esordito il presidente della Cassazione, avvertendo come le norme di cui si discute consentano di «allargare all'infinito» l'elenco dei testimoni pertinenti in un processo: «Ciò significa che sarà prescrizione certa per qualunque imputato adeguatamente difeso. E' la morte del processo penale, una prospettiva chiara di fronte alla quale non si può restare in silenzio».

Lupo ha richiamato quanto accadde in Italia quando vennero emanate le leggi razziali: «Allora non ci fu un'adeguata reazione nel paese», ha detto sottolineando la necessità che oggi si reagisca con forza «Di fronte alla prospettiva» dell'approvazione definitiva delle norme sul 'processo lungo'.