15 giugno 2024
Aggiornato 09:00
Ddl processo lungo

Senato vota fiducia tra polemiche, l'alt di Vietti

Il vicepresidente del CSM: «Ci allontana dall'Europa». La Lega difende norma. L'Opposizione insorge

ROMA - Alla vigilia della pausa estiva, il governo incassa la fiducia dell'Aula del Senato sulla contestatissima proposta di legge che contiene la cosiddetta norma sul processo lungo. Una misura che, secondo l'opposizione, servirà a bloccare i processi Mills e Ruby in cui è imputato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. E sul testo, che torna all'esame della Camera, piovono le critiche: su tutte quella del vicepresidente del Csm, Michele Vietti, che la ritiene una norma contraria alla richiesta dell'Europa di diminuire i tempi della giustizia.

La giornata al Senato segna anche il debutto in Aula di Francesco Nitto Palma da ministro della Giustizia. Il neo guardasigilli però si limita a presenziare al dibattito, a votare, essendo senatore, la fiducia e a ricevere strette di mano e pacche sulle spalle per l'incarico ricevuto. Sul processo lungo neanche una parola nelle due ore esatte in cui l'Assemblea di Palazzo Madama 'archivia' il caso: dalle 9 alle 11 fila tutto liscio per la maggioranza e l'esecutivo nonostante le proteste dell'Italia dei Valori che, mentre parla il capogruppo Pdl, Maurizio Gasparri, espone dei cartelli con la scritta «Ladri di giustizia». E nonostante l'appello del presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, che, dopo aver sottolineato l'assenza del premier («Quando approvavamo la manovra - ricorda sarcastica - era scivolato su una saponetta, oggi si è strozzato col dentifricio?«), ci prova: «Credo che quando sfilerete sotto quel banco e sentirete sul collo il piede del padrone, dentro di voi qualcosa ribollirà!». Parole che raccolgono gli applausi di tutta l'opposizione e i commenti polemici della maggioranza tra cui spicca la voce del senatore del Pdl Lucio Malan che replica: «De Benedetti è il vostro padrone!».

«Non c'è nessun piede del padrone e non c'è nessun regime. Noi facciamo liberamente una legge giusta», spiega Maurizio Gasparri nel suo intervento mettendo il dito nella piaga delle inchieste che stanno coinvolgendo il Pd lombardo: «Se un regime c'è andatelo a cercare a Sesto San Giovanni, dove da padre in figlio i sindaci alimentano un sistema di illegalità che riguarda la vostra storia, il vostro partito e i vostri dirigenti. Se cercate il regime guardatevi allo specchio e lo troverete nel vostro passato e nel vostro presente». Gasparri spiega anche che «non c'è stata alcuna forzatura dei tempi» su una legge approvata in Commissione oltre tre mesi fa e che il ricorso alla fiducia è stato «legittimo» di fronte «al chiaro intento ostruzionistico dell'opposizione».

Difende a spada tratta il provvedimento anche la Lega che si è vista usare un suo testo, quello firmato Carolina Lussana sull'inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo, per inserire nell'ordinamento la norma che allunga i processi, avvicinando il momento della prescrizione: «Studiate la Costituzione - invita il senatore del Carroccio Sandro Mazzatorta - in cui si dice che la persona accusata di reato ha facoltà davanti al giudice di interrogare o di far interrogare persone che rendono dichiarazioni a suo carico. Se è una schifezza questa norma, allora dite che è una schifezza l'articolo 111 della Costituzione che voi avete approvato nel 1999».

Il provvedimento torna all'esame della Camera dove, salvo sorprese, non ci sarà spazio per approvarlo prima della pausa estiva: l'Aula termina i suoi lavori martedì prossimo 2 agosto e, se anche nella conferenza dei capigruppo convocata da Fini per stabilire il calendario di settembre martedì mattina alle 9 il Pdl dovesse chiedere un accelerazione sul processo lungo, le opposizioni sarebbero pronte a pretendere anche la calendarizzazione di punti cui avevano rinunciato proprio per permettere alla Camera di approvare prima della pausa estiva provvedimenti urgenti come il dl missioni e il bilancio interno.