18 maggio 2024
Aggiornato 15:00
Il procuratore capo di Napoli Giovandomenico Lepore: «Io ci sarò»

Caso Tarantini, i PM martedì da Berlusconi a Palazzo Chigi

Il Premier non sarà accompagnato dai suoi Avvocati. Indagini sulle case romane di Tarantini. Vietti: «Bari? Il Csm ha fatto il suo dovere». Casoli: «Parole rassicuranti»

NAPOLI - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non sarà accompagnato dai suoi avvocati all'incontro con i pm napoletani che indagano su Tarantini e Lavitola. Il codice non lo prevede, dal momento che il premier sarà sentito come parte lesa della presunta estorsione che, secondo la Procura, sarebbe stata portata a termine dai coniugi Tarantini e dal giornalista Valter Lavitola.
«Io ci sarò» ha dichiarato il procuratore capo Giovandomenico Lepore. Il capo della Procura sta valutando con il procuratore aggiunto Francesco Greco quali dei magistrati che seguono l'inchiesta sarà presente con lui all'audizione fissata per il primo pomeriggio di martedì prossimo, a Palazzo Chigi.

Indagini sulle case romane di Tarantini - I magistrati napoletani, che indagano sul caso Tarantini-Lavitola per la presunta estorsione ai danni del premier Berlusconi, stanno svolgendo accertamenti sulle due case romane dove Giampaolo Tarantini, l'imprenditore barese da giorni in carcere, avrebbe abitato negli ultimi tempi: l'appartamento di via Lazio, una traversa di via Veneto, in uno stabile d'epoca dove Tarantini ha vissuto fino a circa tre mesi fa, e una casa nel quartiere Parioli dove si sarebbe trasferito prima dell'arresto. Secondo quanto si è appreso, i pm intendono verificare alcune circostanze fornite da Tarantini nel corso dell'interrogatorio di garanzia.
L'imprenditore aveva sostenuto di aver preso soldi da Berlusconi a titolo di aiuto per fronteggiare temporanee difficoltà economiche e, stando a quando emerso dalle indagini, quei soldi - circa 20mila euro al mese, come ha ammesso lo stesso Tarantini in un memoriale - sarebbero serviti anche a pagare il canone di locazione. Altri aspetti dell'intricata vicenda saranno chiariti domani nel corso del nuovo interrogatorio che Tarantini affronterà davanti ai pm della Procura di Napoli Woodcock, Curcio e Piscitelli. Non si esclude che all'interrogatorio possa essere presente anche l'aggiunto De Donno della Procura di Lecce che indaga sull'operato dei magistrati baresi in relazione al caso Tarantini. De Donno era presente ieri all'interrogatorio a Napoli dell'avvocato Nicola Quaranta.

Vietti: «Bari? Il Csm ha fatto il suo dovere» - «Il Csm non ha nulla da rimproverarsi. Il Consiglio in particolare la Prima commissione, hanno fatto diligentemente e puntualmente il proprio dovere». Il vicepresidente dell'organo di autogoverno della magistratura, Michele Vietti, replica così alle notizie secondo cui Palazzo Dei Marescialli avrebbe preso tempo nel disporre l'avvio di un'istruttoria per verificare la correttezza dei magistrati della Procura di Bari, che si occupano dell'inchiesta su Gianpaolo Tarantni e il giro di escort nelle residenze del premier. Proprio ieri la Prima commissione del Csm ha deciso di chiedere alla Procura di Lecce informazioni sulla vicenda e ha disposto anche le audizioni del procuratore capo di Bari, Antonio Laudati e dell'ex pm del capoluogo pugliese, Giuseppe Scelsi, che per primo si occupò dell'inchiesta e che in una lettera inviata al Csm all'inizio dello scorso luglio ha lamentato il comportamento di Laudati.
Aprendo i lavori del plenum del Csm, il primo dopo la pausa estiva, Vietti ha voluto richiamare i consiglieri al «massimo riserbo nella nostra attività».

Casoli: «Parole rassicuranti» - «Appaiono rassicuranti, e speriamo che trovino attento ascolto, le parole del vicepresidente Michele Vietti in merito alla discrezione e al doveroso riserbo sulle delicate vicende che riguardano la Procura di Bari e che sono all'attenzione del Csm». Lo dichiara Francesco Casoli, vicepresidente dei senatori del Pdl. «Tra dossier anonimi e documenti riservati che improvvisamente si materializzano su qualche quotidiano, com'è avvenuto oggi con l'esposto del pm Scelsi contro il procuratore Laudati - prosegue Casoli - avevamo infatti avuto la sgradevole sensazione che qualche 'corvo' di troppo avesse preso a svolazzare attorno a Palazzo dei Marescialli».
«Se volessimo polemizzare - aggiunge - si potrebbe rilevare che l'odierna fuga di notizie su Repubblica su un tema di stringente attualità non ha suscitato la stessa militare reazione scatenata mesi fa dalla pubblicazione sul Giornale di un fascicolo archiviato e vecchio trent'anni. Allo stesso modo, potremmo obiettare che mentre ci si straccia le vesti per il troppo segreto che avvolgerebbe le presunte intercettazioni di Bari sul caso Tarantini-Berlusconi, nessuno si chiede come faccia il contenuto di quelle presunte telefonate ad essere già presente, seppure in sintesi, sui soliti quotidiani. Ma oggi non vogliamo essere polemici».
«Preferiamo confidare che su questa vicenda il Csm - spiega Casoli - intenda dimostrare obiettività, rigore, autorevolezza e capacità di discernimento. Anche facendo in modo - conclude - che nell'ambito delle delicate istruttorie avviate non vi siano 'giudici' che per il proprio operato pregresso si trovino in una condizione tale da non poter impartire lezioni ai giudicati».