11 luglio 2020
Aggiornato 22:00
La decisione della commissione di garanzia

Tangenti Falck, il PD sospende Penati: «Io estraneo»

Berlinguer: «Sospeso perchè in politica serve rigore». Cicchitto: «Penati è un capro espiatorio». Di Pietro: «Anche Gesù ne ha sbagliato uno...»

ROMA - Filippo Penati è sospeso dal Pd. È quanto ha deciso la commissione di garanzia del partito che si è riunita questo pomeriggio a largo del Nazareno. La sospensione varrà «fino al completo chiarimento della sua situazione giudiziaria», ha spiegato il presidente Luigi Berlinguer aggiungendo che nei confronti di Penati è disposta anche «l'esclusione dall'elenco degli iscritti».

Penati: «Ho già fatto passi indietro senza attendere il partito» - «Ho fatto tutti i passi indietro doverosi, necessari a scindere nettamente la mia vicenda da quella del Pd, compresa l'autosospensione, e questo senza attendere la decisione del partito». E' questo il primo commento di Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano e membro del Pd, alla notizia della decisione della commissione di garanzia del suo partito di sospenderlo fino al chiarimento della sua posizione in merito all'inchiesta sulle tangenti per l'area Falck di Sesto san Giovanni.
Penati ha ribadito di aver già fatto tutti i passi indietro rispetto le sue cariche di partito «per potermi difendere meglio ed evitare problemi e imbarazzi al Pd stesso». «Ribadisco - ha aggiunto che sono estraneo ai fatti che mi sono contestati e sono certo che il corso della giustizia lo dimostrerà». lo dimostrerà».

Cicchitto: «Penati è un capro espiatorio» - «I dirigenti del Pd non possono pensare di cavarsela facendo fare a Penati il capro espiatorio» perchè quello che conta è che è emersa «l'esistenza di un sistema di potere degli eredi del Pci che da Sesto San Giovanni investe il quadro nazionale». Lo ha dichiarato in una nota il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto.
«I dirigenti del Partito Democratico - ha affermato - non possono giocare con le parole e anche con la realtà. Sul piano politico quello che interessa davvero non è la vicenda personale di Penati. Infatti in tutto questo da parte del Partito Democratico c'è una esercitazione giustizialista ad personam per far dimenticare ben altro, cioè il partito o una tendenza di esso.
Infatti la questione fondamentale riguarda il fatto che chiaramente in ballo c'è l'eredità del sistema di potere insieme politico-economico-finanziario che deriva dal Pci, che non è stato colpito da Mani Pulite e che è stato ereditato dal Pds e da esso passato alla corrente post-comunista del Pd».
«Quindi - secondo Cicchitto - in ballo non c'è una persona, ma una forte area politica. Del resto solo un potente gruppo politico in sé coordinato poteva mettere in piedi l'operazione Serravalle che ha coinvolto la provincia di Genova e poi quella di Milano e infine il cospicuo investimento di Gavio nel tentativo di scalata dell'Unipol alla Bnl, operazione che indirettamente ha coinvolto e interessato i vertici nazionali dei Ds».
«Allora oggi i dirigenti del Pd - ha concluso il capogruppo del Pdl - non possono pensare di cavarsela facendo fare a Penati il capro espiatorio, quasi che tutto quello che sta emergendo sia solo frutto della responsabilità individuale di una mela marcia.
Quello che interessa sul piano politico non è la demonizzazione di Penati, tentata da giustizialisti con la cattiva coscienza, ma l'esistenza di un sistema di potere degli eredi del Pci che da Sesto San Giovanni investe il quadro nazionale».

Berlinguer: «Penati sospeso perchè in politica serve rigore» - «La decisione di sospendere Filippo Penato dal Pd è stata presa dalla commissione di garanzia all'unanimità dopo una lunga discussione» ed era necessaria perchè «c'è bisogno di rigore nella politica che non è una carriera ma un impegno e un servizio». Così Luigi Berlinguer, presidente dell'organismo del Pd che oggi ha deciso la sanzione nei confronti dell'ex presidente della Provincia di Milano, ha spiegato il significato della posizione espressa dal partito.
«L'espulsione non esiste nel codice del Pd - ha aggiunto Berlinguer - e la sospensione è legata alla decisione giudiziaria perchè ora spetta ai giudici decidere, noi non vogliamo sostituirci al loro ruolo, fino alla sentenza infatti non c'è un colpevole però ora l'attività di Penati è fuori dal partito, la sospensione è una misura severa ma temporanea».

Di Pietro: «Penati? Anche Gesù ne ha sbagliato uno...» - «Io sono messo come Bersani. Mi hanno scilipotato»: il leader di Idv Antonio Di Pietro, sul palco della Festa nazionale del Pd, risolve con una battuta la domanda sulla responsabilità politica del segretario democratico riguardo al caso Penati e al 'sistema Sesto San Giovanni' oggetto di un'inchiesta giudiziaria. «La colpa - aggiunge - cade sempre sui segretari quando accadono certe vicende. Pero anche Gesù Cristo su 12 eletti ne ha sbagliato uno. Allora per evitare questo serve che nel centrosinistra ci sia dia una regola: non candidare i condannati o chi ha avuto avvisi di garanzia. E serve cambiare la legge elettorale per far controllare il proprio deputato dai territori. Loro lo sanno prima di noi se è un criminale e quindi con le preferenze possono scegliere quelli onesti».

Enrico Letta: «La sospensione dimostra la diversità del Pd» - Con la scelta della sospensione di Filippo Penati, «il Pd ha dimostrato di essere un partito completamente diverso da come si muove il centrodestra rispetto a queste vicende e di cercare il massimo di chiarezza e di trasparenza». Lo ha detto il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, che, sul paragone col centrodestra ha aggiunto: «quando capita una situazione del genere a casa nostra, si difende la magistratura, si rinuncia alla prescrizione. Dall'altra parte, quando capitano vicende di questo genere, si attacca la magistratura, si cambiano le leggi per avere una prescrizione più facile e si viene promossi. La differenza credo che sia chiara», ha concluso Letta, intervenuto alla Festa Democratica di Firenze.

Decisione presa all'unanimità - «La Commissione nazionale di Garanzia - si legge nella nota diffusa al termine della riunione - affermata la propria competenza a norma dello Statuto nazionale ad esaminare il caso; viste le dimissioni di Filippo Penati dalla carica di vice presidente del Consiglio regionale Lombardo, dal gruppo consiliare del Pd lombardo, nonché contestualmente da ogni organismo del partito; vista la relativa autosospensione dal Pd da parte di Filippo Penati e la conseguente presa d'atto della Commissione di Garanzia di Milano; rilevata negli atti citati la conformità alle norme dello Statuto e del Codice etico, norme che costituiscono strumenti ed esempio di particolare rigore nella vita del Pd; delibera all'unanimità che Filippo Penati, ai sensi dell'art.10 del Regolamento delle Commissioni di Garanzia, è sospeso dal PD, fino al completo positivo chiarimento della propria posizione giudiziaria».
La commissione dispone inoltre, «nelle more del procedimento» l'esclusione di Penato dall'elenco degli iscritti e sottolinea che «le disposizioni in materia, statuite dall'ordinamento del Pd, sono fra le più rigorose presenti nel panorama politico italiano ed è auspicabile che, anche al fine di garantire un corretto confronto democratico fra le forze politiche, tale rigore diventi patrimonio comune dell'insieme della politica italiana».
«Alla base delle disposizioni sopra richiamate - spiegano i garanti -, sta la convinzione profonda e costitutiva del Pd - cui Penati si è autonomamente adeguato autosospendendosi e dichiarando di voler rinunciare alla prescrizione - che quanti rivestano responsabilità pubbliche o esercitino attività politica debbano, ancora più dei comuni cittadini, mostrarsi integri e lontani da ogni forma di compromissione con l'illecito, al fine di non danneggiare con i propri comportamenti le istituzioni nelle quali operano e il partito in cui militano. La costitutività di tali principi trova, inoltre, riscontro nell'impegno, da tempo assunto dalla Commissione nazionale di Garanzia, di discutere insieme con i Segretari regionali e con le Commissioni di Garanzia territoriali, già convocate a Pesaro per il 9 settembre, in un incontro su 'Il Pd regole e garanzie', nel quale si esaminerà lo stato di attuazione di Statuto e Codice Etico nell'intero territorio nazionale al fine di avanzare alla prossima conferenza nazionale sul Partito, proposte con particolare riferimento al tema dell'impegno politico inteso come servizio alla società e non come carriera».