26 gennaio 2020
Aggiornato 18:00
Critiche dalla stampa e dall'opposizione

«La manovra colpisce onesti e ceto medio»

Visco: «Tremonti nel pallone». Formigoni: «Misure insostenibili». Tosi: «Bossi tenga duro, dica a Tremonti che sbaglia». Vendola: «Manovra atto di guerra contro l'Italia»

ROMA - «Mi chiamano Medio Alto, ma il mio soprannome è Rintracciabile»: così Massimo Gramellini sulla Stampa oggi si proclama «furibondo» contro la manovra di uno Stato che «Mi impone tasse svedesi per continuare a fornirmi servizi centrafricani» e che, aggiunge, non fa pagare «i ricchi veri, gli Irrintracciabili». E' un tema ricorrente su buona parte della stampa italiana oggi: la manovra colpendo chi guadagna più di 90mila euro, colpisce in primo luogo gli onesti e i lavoratori dipendenti cioè chi dichiara per forza o per volontà l'interezza del suo reddito.

La manovra non piace neanche alla stampa di destra. «Furibondo» si proclama anche Vittorio Feltri sul Giornale, ma «non sappiamo con chi prendercela»: «sarebbe stato meglio che tutti, ma proprio tutti, pagassero qualcosa e invece paga soltanto o prevalentemente il ceto medio. I ricchi, beati loro, se la cavano sempre». E si chiede: «solidarietà verso chi? Chi sono i geni che ci hanno ridotto così, facendoci vivere al di sopra delle nostre possibilità?»

Maurizio Belpietro su Libero tenta un'analisi politica: Berlusconi «ha dato una stangata a molti dei suoi elettori» piegandosi «ai desideri della sinistra populista». Ma la manovra non piace affatto neanche a lui, sempre in difesa del ceto medio: «Ma si rende conto Silvio Berlusconi di cosa vuol dire guadagnare 90 mila euro lordi l'anno?», una cifra che corrisponde a «stare appena sopra alla media». Meglio sarebbe stato tagliare la spesa pubblica, ridurre i costi della politica e della Casta.

Un brevissimo contributo del direttore di Avvenire Marco Tarquini riprende il tema dell'evasione fiscale: è troppo presto per esprimere giudizi, scrive, ma «è già evidente che tutti pagheranno qualcosa. Politici compresi. Tutti meno gli evasori».
Questa è «la manovra della disperazione» per Massimo Giannini su Repubblica. Mentre sempre sulla Stampa Michele Brambilla scrive che forse il decreto non è l'ultimo atto del Berlusconi politico ma certamente ieri si è celebrato un funerale e «l'officiante e il defunto erano la stessa persona» ovvero il Premier.

L'editoriale del Foglio invece assicura che «le misure sviluppiste ci sono». E resta al Corriere della Sera e al Sole 24 ore esprimere giudizi più cautamente positivi. Sul primo, Angelo Panebianco non parte dalla manovra ma traccia un quadro sociopolitico della storia della crisi mondiale, a suo stesso dire «un quadro complesso» che bisogna tener sempre presente: «anche se fossero giuste le soluzioni scelte, i sacrifici imposti ai cittadini possono essere vanificati da errori politici commessi da altri governi». Nell'incertezza le uniche scelte utili davvero «sono quelle tese a rimettere in moto la crescita» e quindi flessibilità e liberalizzazioni «se non verranno annacquate in corso d'opera».
Sul quotidiano di Confindustria invece il direttore Roberto Napoletano è il più soddisfatto: dice che il «Berlusconi di oggi ha mostrato di aver capito la lezione, si è messo nei panni del commissariato e non si è nascosto dietro giri di parole».
Fustiga i dissapori nel governo e il fatto che in un paese che «riesce in pochi giorni a varare un decreto così impegnativo» si rischia di «bruciare tutto perché l'altolà della Lega impedisce di toccare l'ineludibile capitolo previdenziale». Il risultato è migliorabile, «la prova di coesione non c'è stata, la visione è ancora debole. La reazione però si è vista, c'è».

Visco: «Tremonti nel pallone» - «Tremonti mi sembra completamente nel pallone». Il giudizio sul ministro dell'Economia arriva dall'ex ministro delle Finanze dei governi Prodi, Vincenzo Visco, che in un'intervista a Repubblica parla della manovra approvata ieri sera dal Consiglio dei ministri.
«Pensava di cavarsela con la manovra di luglio - spiega Visco - ma sbagliava per due ragioni: posticipava quasi metà degli interventi agli anni successivi ed una assurdità distributiva evidente», perchè «pagavano solo i lavoratori del settore pubblico, i pensionati, i malati senza assicurazione integrativa.
Nè i capitalisti, nè i lavoratori dei settori privati, nè gli autonomi e le imprese venivano toccati». In ogni caso, se il governo Berlusconi dovesse cadere, osserva ancora l'ex ministro, «non sarebbe male perchè farebbe recuperare nei mercati la fiducia nell'Italia».
Visco ci tiene anche a «sgombrare» il campo da quello che definisce «un equivoco: questa che Berlusconi chiama tassa per l'Europa non ha nulla a che vedere con quella che il governo Prodi adottò nel 1996 per entrare in Europa».

Formigoni: «Misure insostenibili, la manovra va cambiata» - «Manovra del tutto insostenibile. Continuerò a lottare per cambiarla». Il governatore lombardo Roberto Formigoni, in un'intervista alla 'Stampa', rinnova il giudizio negativo sulle misure anti-crisi varate ieri dal Consiglio dei ministri. Intervento che però «è modificabile», assicura.
Il presidente della Regione Lombardia conferma la sua convinzione che con questa manovra il federalismo fiscale «non esiste più», «posporre è una scelta assennata».
Formigoni rilancia anche la sua proposta «a costo zero»: «Accorpiamo le Regioni. Regioni più grandi, con pil più alto e con più poteri sarebbero senza dubbio più efficienti».

Tosi: «Bossi dica a Tremonti che sbaglia» - «Il mio auspicio è che Bossi tenga duro. E spieghi all'amico Giulio che sta sbagliando». In un'intervista al Corriere della Sera, il sindaco di Verona, Flavio Tosi, non nasconde la preoccupazione per i tagli agli enti locali operati ancora dalla nuova manovra approvata ieri sera dal governo.
«Trovo strano, non voglio dire inammissibile, che nessuno abbia messo in guardia Tremonti da quanto si stava preparando. O forse lui sapeva. Ma lo ha detto a qualcuno che ha lasciato che le cose andassero come sono andate», osserva ancora l'esponente leghista, convinto che «qualcuno ha sottovalutato la situazione».
I tagli ai Comuni si aggiungono «alla manovra del mese scorso. Ma di tagliare ai Comuni - sostiene Tosi - è capace anche un bambino. Solo che è una cosa miope, perchè «significa frenare lo sviluppo e fare stare peggio chi già sta male».

Vendola: «La manovra è un atto di guerra contro l'Italia» - La manovra varata ieri dal governo è «un atto di guerra contro l'Italia». Il leader di Sinistra Ecologia Libertà, Nichi Vendola, bolla così il dl anticrisi approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri. «Misure punitive per gli Enti Locali - prosegue - devastante riduzione di servizi sociali e di diritti, un colpo alla civiltà del lavoro. E nessuna scelta per la crescita e lo sviluppo. Occorre - conclude Vendola - una reazione durissima».

Bersani: «Manovra iniqua» - Una manovra «iniqua» e «inadeguata», che «non è in grado di rispondere al problema». Dagli schermi di La7, il leader del Pd Pier Luigi Bersani conferma il giudizio negativo sul provvedimento anti-crisi approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri. «Non gli è tremato solo il polso, gli sono tremate le gambe», commenta.
Bersani indica quella che considera una «preoccupazione molto seria»: «Da quel che ho letto e capito fin qui, quel poco che c'è è a carico di ceti popolari e ceti medi che pagano le tasse. Ma rimane il problema di fondo: Tremonti diceva di voler ristrutturare la manovra, ma non c'è nessuna ristrutturazione. Si anticipa quella manovra che tutti i mercati del mondo hanno ritenuto inadeguata», quindi «si lascia nell'incertezza totale la situazione».