I Big del Pdl cercano di riagganciare la Lega e «chiamano» Calderoli
Si informano: Maroni vuole rompere? Riforme, no a vostre fughe in avanti
ROMA - Intanto l'interlocutore, Roberto Calderoli e non Roberto Maroni. Certo, Calderoli è l'uomo delle riforme della Lega e con lui è normale consultarsi se si discute appunto di riforme, ma siccome con il ministro dell'Interno i rapporti sono ai minimi storici un vertice con il ministro bergamasco presenta una valenza politica non irrilevante. L'incontro dei big del Pdl (una sorta di gabinetto di guerra con Berlusconi assente) con il ministro della Semplificazione, il giorno dopo il caso Papa e per di più in via dell'Umiltà, diventa dunque il tentativo - durato quasi un'ora e mezza - per tentare di arginare la smottamento della maggioranza.
I big del Pdl, dunque, da Angelino Alfano a Denis Verdini, da Maurizio Gasparri a Massimo Corsaro, insieme a Ignazio La Russa, Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello, hanno tentato innanzitutto di riempire un vuoto di comunicazione con l'alleato, sondare la Lega e testarne le intenzioni. Essendo Calderoli l'uomo delle riforme, a lui si sono rivolti anche per tentare di conoscere le prossime mosse del Carroccio e proporne di comuni. La bozza Calderoli è un primo, un punto di partenza sul quale ragionare. Una bozza sulla quale il Pdl intende avere voce in capitolo, magari presentando una controproposta per ottenere poi una sintesi. Anche perché, è stata la preoccupazione evidenziata dai dirigenti pidiellini, non possono essere solo i padani a intestarsi il percorso di riforme e il Pdl deve avere pari visibilità.
Il Popolo della libertà, tra l'altro, valuta in queste ore anche interventi sulle Province. Un tema del quale si è discusso ieri a Palazzo Grazioli. La proposta più radicale sarebbe quella di abolirle, per contrastare l'ondata di antipolitica e lanciare un segnale. O, in alternativa, di accorparle per ridurle.
Pressing su Maroni - Assente Berlusconi, i dirigenti pidiellini hanno accennato anche a un tema già affrontato ieri, la successione di Angelino Alfano al ministero della Giustizia. Dai big di via dell'Umiltà è partito un vero e proprio pressing su Maurizio Lupi, affinché accetti la poltrona di via Arenula, perché considerato la figura meglio spendibile in quel ruolo. Un passaggio obbligato per liberare Alfano dal Ministero e permettergli di potersi occupare del rilancio del partito.