6 dicembre 2019
Aggiornato 21:30
Concorso in associazione mafiosa

Il Gip chiede l'imputazione coatta per Romano. Ministro: Sono addolorato

«Difenderò in ogni sede il mio nome»

ROMA - Il Gip Giuliano Castiglia non ha accolto la richiesta di archiviazione formulata dal pm Antonino Di Matteo nel procedimento per concorso in associazione mafiosa a carico del ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano, e ha chiesto l'imputazione coatta. Lo rende noto lo stesso Ministro in un comunicato in cui sottolinea di essere stato «indagato quasi ininterrottamente per otto anni anche se l'indagine era tecnicamente spirata nel novembre del 2007».

«DIFENDERO' IN OGNI SEDE IL MIO NOME» - «Questi semplici ma inconfutabili dati - osserva Romano - dimostrano il corto circuito tra le istituzioni e dentro le istituzioni. Il fallimento del sistema giudiziario vive nella interminabile condizione che si riserva al cittadino Saverio Romano in un periodo di tempo che nella sua enorme dimensione rappresenta già una sanzione insopportabile anche se l'epilogo sarà quello da me auspicato. Del resto sarebbe di contro parimenti fallimentare un sistema della giustizia che ha lasciato operare per così tanto tempo un uomo politico che potrebbe aver commesso l'infamante reato di concorso con Cosa Nostra».
«Purtroppo - conclude Romano - ormai da quasi 20 anni il nostro Paese assiste ad uno spettacolare conflitto che in questi ultimi mesi all'approssimarsi della riforma giudiziaria si è acuito. Sono addolorato e sconcertato; con questo provvedimento non viene chiesta solo la formulazione dell'imputazione per il sottoscritto ma vengono messe in discussione le conclusioni alle quali dopo lunghissimi approfondimenti era pervenuta la Procura di Palermo. Difenderò in ogni sede il mio nome, per me, per i miei familiari e per la comunità politica che rappresento».