28 settembre 2022
Aggiornato 21:00
L'allarme del Procuratore nazionale antimafia

Grasso: Dialogo difficile con chi «schiaffeggia» le Toghe

Il Ministro Alfano: «Via i collusi dal Parlamento». Udc-Idv: «Incoerente»

ROMA - Il dialogo sulla giustizia? Difficile se l'interlocutore ti prende a schiaffi. L'interlocutore in questo caso è il Governo e a lanciare l'allarme è Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, in occasione della commemorazione nell'aula bunker dell'Ucciardone, a Palermo, della strage di Capaci. «E' difficile smorzare le tensioni, ma è difficile - ha spiegato - perché è come cercare di dialogare con chi ti prende a schiaffi». Perché non restassero dubbi, Grasso ha citato vecchie dichiarazioni del presidente del Consiglio: «Dobbiamo usare il Vangelo, porgi l'altra guancia perché - ha detto - la delegittimazione che è frutto di essere considerati un cancro da estirpare, antropologicamente diversi, rende tutto più difficile».

Nessuna replica dal ministro della Giustizia Angelino Alfano, che ha parlato di collaboratori di giustizia: «Io sono per difendere la legislazione sui pentiti», ha affermato, ma vanno «maneggiati con cura e perizia tecnica». E sul rapporto fra mafie e politica: «I collusi se ne devono andare dal Parlamento, quando uno viene condannato deve andare via. Se però i partiti politici hanno la forza di cacciarli prima è ancora meglio». Il ministro dell'Interno Roberto Maroni, dal canto suo, ha annunciato una «svolta epocale» con il nuovo testo unico antimafia che il Governo starebbe per varare. Le parole dei due ministri sono «apprezzabili e condivisibili» per Gianpiero D'Alia (Udc), «peccato che fino ad oggi la maggioranza e il Governo si siano rifiutati di calendarizzare i ddl anticorruzione». Luigi Li Gotti (Idv) ha accusato Alfano di «incoerenza», citando la richiesta di arresto del pidiellino Nicola Cosentino, bocciata dalla Camera: «Come ha votato il ministro Alfano nell'occasione?».

Lo scontro sulla giustizia si riaccenderà venerdì prossimo: alla Camera la maggioranza ha fissato alla vigilia dei ballottaggi un'intensa seduta di audizioni sul testo di riforma proposto dal governo, con gli esponenti di vertice della magistratura (compreso Piero Grasso) e delle forze dell'ordine. Indagine conoscitiva «compressa», hanno protestato le opposizioni: e Michele Vietti, vicepresidente del Csm, ha già lasciato intendere che potrebbe non accettare l'invito e rinviare la sua audizione.