7 dicembre 2019
Aggiornato 13:30
Caso Ruby

La Procura di Milano chiede il processo per Fede, Minetti e Mora

La richiesta di rinvio a giudizio al gup Maria Grazia Domanico. Trentasei pagine, capo di imputazione compreso, e l'indice delle fonti di prova

MILANO - Trentasei pagine, capo di imputazione compreso, e l'indice delle fonti di prova. Sommarie informazioni testimoniali, intercettazioni, verbali di perquisizione con una richiesta: mandare a processo il consigliere regionale Nicole Minetti, il direttore del Tg4 Emilio Fede e il talent scout Lele Mora accusati a vario titolo di induzione e favoreggiamento della prostituzione di 32 ragazze maggiorenni e della minorenne Karima El Mahroug. Un primo reato che sarebbe stato commesso a «Milano ed altrove dagli inizi del 2009 fino al gennaio 2011», ed un secondo «in Milano e altrove dal settembre 2009 fino al maggio 2010». La procura stamani ha trasmesso la richiesta di rinvio a giudizio al gup Maria Grazia Domanico.

A quasi un anno esatto dalla notte in cui la giovane marocchina Karima El Marough lasciò la questura insieme al consigliere regionale Nicole Minetti, neanche due mesi dopo la chiusura indagini del 14 aprile scorso, la procura tira le fila.

E precisa alcuni aspetti, come il presunto scambio dell'utenza di Mora con quella di fede nella telefonata 'chiave' che Ruby effettuò il 14 febbraio del 2010. Il 29 aprile scorso il direttore del Tg4 Emilio aveva denunciato l'errore e annunciato la richiesta di archiviazione da parte dei suoi legali. Il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati oggi ha voluto chiarire che si è trattato solo di un «errore tecnico» contenuto «in una trascrizione di lavoro del tabulato, mentre nell'informativa finale il numero è esatto e su questo abbiamo lavorato».

Riguardo alle quattro intercettazioni indirette di Silvio Berlusconi nulla è cambiato. Le telefonate non sono ancora state depositate alle difese dei tre. L'orientamento della Procura comunque è di depositarle ai legali «il prima possibile, finiti tutti gli adempimenti». La ricostruzione dell'accusa resta fedele a quanto descritto nell'avviso di conclusioni di indagini. Secondo l'accusa Fede si sarebbe adoperato «per la individuazione delle giovani donne disposte a prostituirsi presso la residenza in Arcore di Silvio Berlusconi, informandosi personalmente sulle caratteristiche fisiche delle ragazze disponibili e, in taluni casi, valutando di persona, preventivamente, la rispondenza dei requisiti estetici».

Avrebbe poi organizzato, in alcune occasioni, il trasferimento di alcune delle partecipanti delle serate. Nicole Minetti si sarebbe occupata della «sistematica erogazione di corrispettivi per l'attività di prostituzione svolta». Lele Mora avrebbe selezionato «giovani donne disposte a prostituirsi presso la residenza in Arcore di Silvio Berlusconi».