17 settembre 2019
Aggiornato 00:30
Processo breve

Alla Camera è battaglia, mercoledì il voto finale

Non si ferma l'ostruzionismo. Tensione nel Pdl: «Gli ex di Forza Italia contro Corsaro»

ROMA - Si chiuderà mercoledì 13 aprile la battaglia in Aula a Montecitorio sul ddl che prevede la prescrizione breve per gli incensurati, la norma che cancellerebbe il processo Mills che vede imputato il premier Silvio Berlusconi. E' stato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a illustrare il timing del contestatissimo provvedimento nel corso dell'esame, iniziato con la seduta notturna di ieri, e proseguito oggi a ritmi lentissimi: non si è fermato infatti l'ostruzionismo dell'opposizione che interviene con ogni suo deputato - Pd e Idv i più ostinati - su ogni singolo emendamento presentato al testo (in tutto 200). E l'estenuante giornata ha provocato scintille anche nel Pdl dove un intervento del vicecapogruppo Massimo Corsaro ha fatto saltare i nervi agli ex Dc e agli ex Forza Italia.

Corsaro ha rivendicato in Aula il sì al processo breve e ha evocato, rivolgendosi al finiano Fabio Granata, le posizioni della destra negli anni '70: «C'è voluto il drammatico rapimento e uccisione del presidente Moro e della sua scorta perchè si smettesse di dire che le Br erano sedicenti e che invece facevano parte della cultura della sinistra», ha detto ricordando alcune vittime appartenute alla destra del terrorismo rosso come Ramella e la famiglia Mattei e rivendicando l'identità con «la battaglia e l'impostazione culturale di magistrati come Paolo Borsellino». Il Pd lo ha accusato di voler coprire una «vergogna», l'Udc con Ferdinando Adornato di «confondere Aldo Moro con Lele Mora», il manager di spettacolo indagato per prostituzione nel caso Ruby. Ma anche diversi esponenti dell'ala ex Forza Italia, ex democristiani come Emerenzio Barbieri e Mario Baccini, ex socialisti come Sergio Pizzolante o alcuni scajoliani hanno contestato Corsaro gridandogli «tu non ci rappresenti», contestando un discorso che hanno giudicato «fuori linea e a titolo personale».

E non si prospetta di certo più tranquilla la prossima settimana: «Vorrei che fosse del tutto chiaro - ha avvertito il presidente dei deputati del Pd, Dario Franceschini - che la responsabilità di non votare oggi e di rinviare alla settimana prossima è tutta della presidenza, evidentemente su richiesta altri gruppi. E' la seconda settimana che non si vota, proveremo a fare in modo che la prossima sia la terza...».