27 luglio 2021
Aggiornato 07:00
Giustizia

Anm compatta contro la riforma, prudente su scioperi

Il 5/4 delegazione al Colle, poi si decide. Ok anche dalla minoranza. MD: «Stop udienze non si può escludere». MI: «Inopportuno»

ROMA - Se pure nei palazzi di giustizia c'è qualche voce favorevole al dialogo con il Governo sulla riforma costituzionale, deve essere piuttosto isolata. Almeno a giudicare dall'esito della riunione del Comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati, anticipato a oggi vista «l'urgenza e l'emergenza» della situazione, come ha rilevato il presidente dell'Anm Luca Palamara. Dopo anni di gestione maggioritaria, fondata su una alleanza 'di centrosinistra' fra le correnti che escludeva l'area di Magistratura indipendente, più vicina al centrodestra, contro la riforma costituzionale oggi il Cdc si è espresso all'unanimità.

Sulle iniziative di protesta, tuttavia, l'Anm ha scelto una linea di prudenza: per ora nessuno sciopero anche perché, come ha ricordato nel dibattito Vito D'Ambrosio dei Movimenti riuniti, in una «maratona» occorre «dosare le forze». Il 5 aprile una delegazione dell'Associazione (comprenderà un rappresentante della minoranza) si recherà al Quirinale per rappresentare le ragioni del no alla riforma. E solo dopo, in una nuova convocazione del Cdc, si deciderà quale forma dare alla protesta, oltre quello «stato di agitazione» proclamato oggi che prevede iniziative istituzionali e di comunicazione capillari per opporsi al ddl Alfano.

La convocazione di Napolitano «rappresenta - ha rivendicato Palamara - il riconoscimento della linea scelta dalla giunta del pieno rispetto dei percorsi istituzionali». Il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini ha precisato che la sua criticatissima dichiarazione sulla mancanza di «legittimità» per la riforma da parte del Governo e della maggioranza era riferita al «clima», costellato dagli «insulti ai magistrati», nel quale è maturato il progetto che invece necessita di «condivisione e concordia nazionale». A Cascini ha replicato a distanza il ministro della Giustizia Angelino Alfano (Pdl), secondo il quale le parole del magistrato «sono la prova evidente della necessità e dell'urgenza della riforma»: Cascini, ha aggiunto, «è un pm in servizio permanente ed effettivo. Lunedì riprenderà servizio, immaginate con quale serenità...».

Di scioperi si è parlato poco, per oggi, nel «parlamentino» delle toghe, perché quello è un punto di divisione: se Piergiorgio Morosini di Magistratura democratica ha spiegato ai cronisti che «non si possono escludere» ma che eventualmente arriveranno «alla fine di un percorso di mobilitazione», per Cosimo Ferri di Mi in questo momento uno sciopero «non sarebbe opportuno» visto che l'obiettivo «è farsi capire dai cittadini».

E anche l'offensiva polemica del Governo e del Pdl contro le dichiarazioni di Cascini ha trovato una eco flebile nella riunione: «Non abbiamo scelto la strada della strumentalizzazione e non abbiamo sfiduciato Cascini», ha spiegato Ferri di Mi. E alla fine sono arrivati solo sei voti sulla mozione della sua corrente che di fatto censurava il comportamento del segretario, chiedendo ai vertici dell'Associazione di «attenersi alla più rigorosa correttezza istituzionale» e invitandoli ad evitare iniziative «che possano dare la parvenza di una assunzione di una connotazione politica».

Il dibattito di oggi ha rispecchiato l'allarme della magistratura per una riforma che, come ha sottolineato Palamara nella sua relazione introduttiva, «mette a rischio l'indipendenza e l'autonomia della magistratura». Nel documento finale le proposte del Governo vengono bocciate su tutta la linea: «L'impianto complessivo della riforma - si legge - si incentra su una netta alterazione dell'equilibrio tra i poteri, attraverso un incisivo rafforzamento del controllo della politica sul sistema giudiziario, in netto contrasto con il disegno originario della Costituzione del 1948. Le garanzie dei cittadini e i diritti di libertà saranno privati della più efficace forma di tutela costituita dall'autonomia e dall'indipendenza della magistratura».