29 luglio 2021
Aggiornato 17:00
Giustizia

Anm all'unanimità: Stato di agitazione contro la riforma

La Minoranza vota documento della giunta ma critica il Segretario Cascini. Il documento: «Netta alterazione dell'equilibrio tra i poteri»

ROMA - L'Associazione nazionale magistrati si ricompatta di fronte al disegno di legge di riforma costituzionale presentato dal governo, che mira secondo il documento finale, approvato all'unanimità dal Comitato direttivo centrale dell'Anm, al «controllo della politica sulla magistratura».

Il documento, che proclama lo stato di agitazione anche se l'ipotesi di uno sciopero per ora non è presa in considerazione in attesa dell'incontro di una delegazione delle toghe con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è stato votato anche dalla minoranza interna, culturalmente più vicina al centrodestra, di Magistratura indipendente. Le toghe di Mi, tuttavia, hanno presentato anche una mozione per chiedere al vertice dell'associazione di «evitare atteggiamenti che espongano a strumentalizzazioni» e di «attenersi alla più rigorosa correttezza istituzionale». Una critica, in parte emersa anche dal dibattito di oggi, alle dure parole sulla mancanza di «legittimità» della maggioranza parlamentare, pronunciate ieri dal segretario dell'Anm Giuseppe Cascini.

Nel documento approvato all'unanimità dal direttivo dell'Anm viene espressa «ferma contrarietà ai contenuti del disegno di legge costituzionale di riforma della giustizia» perché «l'impianto complessivo della riforma si incentra su una netta alterazione dell'equilibrio tra i poteri, attraverso un incisivo rafforzamento del controllo della politica sul sistema giudiziario, in netto contrasto con il disegno originario della Costituzione del 1948. Le garanzie dei cittadini e i diritti di libertà saranno privati della più efficace forma di tutela costituita dall'autonomia e dall'indipendenza della magistratura».

Secondo l'Anm «con la riforma sarà la politica a indirizzare le indagini della polizia giudiziaria, che verrà sottratta alla direzione della magistratura; sarà la politica a scegliere i reati da perseguire. Con la separazione delle carriere si creerà un organo di accusa che avrà il solo scopo di vincere il processo con la condanna dell'imputato e non quello di applicare in modo imparziale la legge; un pm separato accentuerà il carattere repressivo della funzione e il suo ruolo si avvicinerà a quello della polizia. A pagare, anche in questo caso, saranno i cittadini più deboli. Se le scelte del pubblico ministero saranno condizionate dalle indicazioni della politi-ca, sarà difficile, se non impossibile, che possano ancora avviarsi indagini sui reati commessi dai potenti».

&q«Aumenterà - si legge ancora nel documento - il numero dei componenti nominati dalla politica all'interno degli organi di governo della magistratura e risulterà dunque svuotato il principio di autonomia dagli altri poteri dello Stato: se la carriera del giudice e la sua vita professionale dipenderanno da scelte della politica sarà più difficile ottenere decisioni giuste, ancora una volta a detrimento dei cittadini, in particolare dei più deboli. Quanto alla responsabilità del magistrato, deve essere ricordato che oggi esistono ben cinque forme di responsabilità: penale, civile, disciplinare, contabile e anche professionale. In Italia, come in tutti gli ordinamenti democratici, è già prevista una responsabilità civile indiretta per i casi di dolo o colpa grave e diretta nei confronti dello Stato che può poi rivalersi sui magistrati».

«Ma, in particolare, va rimarcato - sottolinea ancora il 'parlamentino' delle toghe - che questa riforma non ha niente a che vedere con il funzionamento della giustizia. Non ridurrà di un solo giorno la durata dei processi penali e civili».

«Sarebbe davvero 'epocale', invece, una riforma - spiega il documento del Cdc - che, come più volte richiesto dall'Anm, realizzasse: l'abolizione dei tribunali inutili; l'eliminazione degli inutili formalismi nelle procedure penali e civili; un'effettiva informatizzazione degli uffici e del processo; l'ufficio del giudice e la riqualificazione del personale amministrativo; un incremento e una razionalizzazione delle risorse umane e materiali per gli uffici giudiziari; una seria depenalizzazione; una reale riduzione del contenzioso civile».

«Invece, anche in questo ambito, il Parlamento - accusa l'Anm - sembra impegnato in proposte di legge che avrebbero l'effetto di aggravare lo stato della giustizia o di ostacolarne il funzionamento, anche attraverso la modifica dei più efficaci strumenti di investigazione. Per questi motivi la magistratura intende rappresentare in tutte le sedi, politiche ed istituzionali, nel rispetto delle prerogative di tutte le istituzioni, nonché all'opinione pubblica le ragioni della profonda contrarietà alle proposte di riforma in discussione».

«Il Comitato direttivo centrale - conclude il documento - proclama lo stato di agitazione ed invita le sezioni distrettuali ed i magistrati ad una mobilitazione diffusa, demandando alla Giunta esecutiva centrale di intraprendere ogni iniziativa volta a rappresentare nelle sedi politiche ed istituzionali le motivazioni della contrarietà alla riforma costituzionale. Il Comitato direttivo centrale è convocato in via permanente e valuterà i tempi di convocazione di un'assemblea generale».