Berlusconi: Soffro per i soldati ma l'Italia deve restare
«Rischi e minacce sono concreti ma siamo contingente più benvoluto»
ROMA - «Soffro per i soldati italiani» in Afghanistan e «mi pongo ogni giorno» il problema del rischio per la loro sicurezza. Ma l'Italia ora «non si può ritirare da una nostra missione internazionale» che ha avuto fin dall'inizio e mantiene il carattere di «missione di pace». A cui sono assegnati essenzialmente dalla comunità internazionale e dall'Italia «due obiettivi» principali. Ovvero «tenere i terroristi lontani dai nostri confini». E «sostenere il percorso della democrazia», creando le condizioni affinché «gli afgani, una volta che ce ne saremo andati, siano in grado di proseguire con le proprie forze».
Lo ha sottolineato il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, con un intervento sul Corriere della sera, in risposta alla lettera aperta a lui indirizzata dalla sorella di uno degli alpini coinvolti dall'ultimo attentato in Afghanistan, pubblicata qualche giorno fa dallo stesso quotidiano di via Solferino. s Berlusconi ha rinnovato «gratitudine» per tutti i militari italiani in missione, sottolineando di essere «consapevole dell'importanza della missione, della sua difficoltà, dei suoi rischi, come del fatto che la vita è sacra e che la vita dei nostri soldati è, e deve essere, la prima delle nostre preoccupazioni». Ma «la consapevolezza dell'importanza e della nobiltà del lavoro fatto non mi esime per la mia responsabilità di presidente del Consiglio -ha scritto il Premier- dalla necessità di verificare ogni volta che il rischio e il sacrificio dei nostri soldati non siano vani». Né » ho aspettato la morte di un soldato italiano» per pormi questo problema ma «me le pongo ogni giorno, perché sento anche su di me la responsabilità di una scelta che impegna la vita di suo fratello e dei suoi compagni: professionisti che hanno un Ideale, che credono nei valori della Patria e che assolvono con una competenza e con una umanità universalmente riconosciute i compiti loro assegnati».
Tuttavia, «i risultati fin qui ottenuti» e nonostante «le minacce concrete» - ha concluso il Presidente del Consiglio nella sua lettera aperta - sono la dimostrazione dell'opportunità di perseverare e portare a compimento la nostra missione». Anche perché non esiste un altro «contingente nazionale che sia altrettanto capace nello stringere rapporti con la popolazione e farsi amare e rispettare al di là della forza delle armi».