22 settembre 2019
Aggiornato 02:00
Caso Ruby

L'urlo di un milione di donne. Senza bandiere di partito

Camusso: «Non siamo puritane». Applauditissima suor Eugenia Bonetti. Pier Luigi Bersani, a Roma, si fa vedere ma gira al largo dal palco e dal backstage

ROMA - Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini le aveva etichettate come «poche, radical chic». Se il secondo è un legittimo giudizio politico, la prima era una previsione: sbagliata. E' stata un successo indiscutibile, infatti, la mobilitazione contro Silvio Berlusconi e a difesa della «dignità delle donne», infangata dal caso Ruby secondo le promotrici del comitato Se non ora, quando?. Un successo nei numeri e nella simbologia politica: nessuna bandiera di partito ma tanta musica, vignette e cartelli (molti in tono satirico come quello con la foto di Ruby, la ragazza marocchina al centro dell'inchiesta milanese sui festini di Arcore, e la scritta: «5 milioni per farti tacere? Ti diamo 100 euro a testa, lo mandi al fresco e ti compri pure Lele Mora«). I leader di partito ci sono ma lasciano spazio alle donne: Pier Luigi Bersani, a Roma, si fa vedere ma gira al largo dal palco e dal backstage.

Oltre 200 iniziative, raduni da Tokio a New York, da Lecco a Vibo Valentia, grandi cortei e presidi a Napoli, Torino, Palermo, Milano, e a Roma in piazza del Popolo, con una manifestazione che sembrava nazionale: piazza gremita senza 'trucchi' per ridurne la capienza, in migliaia assiepati ai margini e fin sulla terrazza del Pincio. Donne protagoniste sul palco e tra i manifestanti, ma anche tanti uomini, di tutte le generazioni. «Siamo più di un milione!», è l'annuncio che, mettendo insieme i numeri di tutte le piazze, scatena il boato della manifestazione romana.

Una piazza di sinistra ma anche no: applauditissima la finiana Giulia Bongiorno che tuona contro «i festini hard» usati per «selezionare la classe dirigente». Applauditissima Eugenia Bonetti, suora delle missionarie della Consolata, contesta «l'uso del corpo della donna, la cui dignità non può essere mercanteggiata perché è un dono sacro di Dio». E Susanna Camusso, leader della Cgil, prende di mira Giuliano Ferrara e i manifestanti pro-Berlusconi di ieri a Milano: «Ci dicono puritane, ma chi lo fa - dice - si ricordasse tutti i divieti che ha voluto imporci, dalla fecondazione assistita alla pillola del giorno dopo».