20 novembre 2019
Aggiornato 04:30
Caso Ruby

Minetti: non sono la custode di nessun harem

A La Stampa: «Tornerei ad Arcore, davanti a me non è successo nulla»

ROMA - Alle cene di Arcore «ci sono andata qualche volta» e «davanti a me non è successo nulla». Nicole Minetti, in una intervista a La Stampa, parla del cosiddetto «caso Ruby» che la vede coinvolta. E sottolinea: «Non sono la custode 'dell'harem' di via Olgettina. Non c'è nessun harem». A La Stampa, il consigliere regionale della Lombardia ammette che all'Olgettina, centro residenziale milanese, «ci sono 3 appartamenti intestati a mio nome e abitati da persone che collaborano a Mediaset» ma preferisce non rispondere sul nome di chi glieli ha intestati e di chi le rimborsava il canone di locazione.

Nel corso dell'intervista, Minetti dà la sua versione dei fatti su quanto avvenne la notte in cui Ruby venne portata in questura a Milano, dove poi lei andò a prenderla. Inizialmente a chiamarla fu un'amica di Ruby, che aveva avuto il suo numero da una amica comune. «Poi mi chiamò il presidente che mi disse se potevo andare in Questura perché Ruby aveva avuto un problema, che era stata fermata perché non aveva documenti con sè». Minetti andò in questura e firmò per l'affidamento temporaneo. «Ho pensato solo che la volesse aiutare». Si vedeva lontano un miglio, aggiunge, che «questa ragazza aveva dei problemi».