1 agosto 2021
Aggiornato 15:30
Riforma della Giustizia

Alfano: no ai Pm sotto l'Esecutivo. Fredda l'Anm

Applausi e brusii al congresso Anm per il ministro della Giustizia: «Poche risorse». La replica: «Governo non affronta problemi»

ROMA - Accolto con qualche freddezza al congresso dell'Associazione nazionale magistrati, il ministro della Giustizia Angelino Alfano evita lo scontro dribblando il tema caldo delle riforme (che del resto lo stesso Silvio Berlusconi pospone al dopo voto di fiducia), ma non convince la platea quando fa appello alla scarsità di risorse finanziarie, «abbiamo questo olio per friggere...», dice, per giustificare le difficoltà di intervento per rafforzare l'efficienza del sistema. «La priorità del Governo - commentano all'Anm - non è risolvere i problemi della giustizia».

Il Guardasigilli offre un ramoscello d'ulivo all'Anm: «Noi non vogliamo - garantisce - sottoporre i pm all'esecutivo perchè non siamo certi che dopo di noi non arrivi un Governo che non usi male quel potere, e non intendiamo arrivarci surrettiziamente attraverso la polizia giudiziaria». Sulle polemiche che hanno opposto il Governo alle toghe, lamenta le «centinaia di vostre dichiarazioni durante il lavoro legislativo, le abbiamo percepite come aggressioni alla sovranità del Parlamento», poi prova a mettere tra parentesi il conflitto, visto che i provvedimenti più contestati dalla magistratura associata, «il processo breve, le intercettazioni, la riforma del processo penale, non sono diventati legge». Ma la platea lo applaude solo quando promette di rendere stabile la deroga per la destinazione degli uditori giudiziari nelle sedi disagiate per coprire i 'buchi' di organico.