28 marzo 2020
Aggiornato 19:30
Governo

Berlusconi non crede ad appoggio esterno, ma non alza i toni

A Direzione Pdl punterà su programma: «Sono io che detto l'agenda»

ROMA - «Domani non ci divertiremo come l'altra volta...». E se a dirlo è un esponente dell'inner circle berlusconiano, significa che questa è l'aria che tira. L'altra volta era il 22 aprile, il giorno in cui si riunì la Direzione del Pdl e Gianfranco Fini alzò il dito contro il presidente del Consiglio pronunciando l'ormai famoso 'che fai mi cacci'.

Domani l'assemblea (allargata anche a deputati, senatori e europarlamentari) torna a riunirsi, questa volta al complesso monumentale di Santo Spirito in Saxia. Ma il tema, in fondo, è ancora quello di sei mesi fa ossia il rapporto con il presidente della Camera. Nel frattempo però sono nati i gruppi di Fli e il rischio di crisi aleggia sempre più minaccioso sul governo. Con il 'gioco del cerino' che regna sovrano nei botta e risposta.

I «futuristi» hanno già fatto sapere di aspettarsi dal premier «risposte sulle riforme annunciate» e «sul patto di legislatura con le altre forze di maggioranza». E cosa dirà dunque Berlusconi? Di questo si è discusso questa mattina in una riunione con il vertice Pdl che avrà un appendice in serata. E se il premier rispetterà il 'copione' stabilito rinunciando a sprazzi di eccessiva sincerità, il suo sarà un discorso dai toni pacati, in cui, puntando sul programma, cercherà di dimostrare di avere il timone in mano, insomma che non si fa 'dettare' le regole del gioco dai futuristi.

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