31 marzo 2020
Aggiornato 09:30
Tensione nella maggioranza

Berlusconi snobba Fini

Il premier parla per 23 minuti in Direzione esaltando i risultati e ignorando le polemiche

Silvio Berlusconi ha aperto il suo intervento alla Direzione Nazionale ricordando che il Partito della Libertà è nato in difesa della democrazia e questo è un Dna che non intende abbandonare.
Sono d’accordo che c’è bisogno di dialogare, ma è quello che già si fa. Poi ha annunciato che in autunno verrà convocato un congresso e infine, nell’annunciare la scaletta dei lavori della Direzione finalmente ha pronunciato il nome di Fini, ma badando bene a «confonderlo» nell’elenco degli interventi programmati con gli altri cofondatori del Pdl e cioè con Gianfranco Rotondi e Carlo Giovanardi. Questo è lo spazio che Berlusconi ha dedicato in apertura alla vicenda Fini e al polverone dei giorni. Da molti è stato interpretato come il segnale dell’indirizzo che Berlusconi e il grosso del Pdl intendono dare ai rapporti da tenere con la minoranza appena nata.

L’intervento di Berlusconi è stato un intervento incentrato soprattutto a rivendicare i risultati del Governo, le cose da fare e che si faranno e dare un immagine del partito dove può servire più confronto ma nel quale nessuno si impone, «io non l«ho mai fatto».
In ventitrè minuti Silvio Berlusconi apre la Direzione nazionale convocata sì, prima delle regionali, ma che dopo lo scontro con Fini diventa luogo del confronto faccia a faccia e della resa dei conti. Ventitrè minuti in cui il Premier rivendica il ruolo del Governo nel gestire la crisi, con «la pace sociale e la tenuta dei conti», che hanno consentito «di non finire come la Grecia». Ha accennato, senza elencarle «le molte riforme già fatte» e indicato quelle da fare «giustizia e riforme istituzionali», per fare in modo che chi è stato indicato per governare la possibilità di intervenire «con strumenti tempestivi ed efficaci». Una riforma, quella della Costituzione, che richiederà un «ampio consenso» e qui la palla è all«opposizione, che deve dimostrarsi «responsabile».

Nessun accenno alle polemiche con Gianfranco Fini, che il Premier cita una sola volta quando, ricordando la scaletta degli interventi, lo nomina come primo tra i cofondatori che parlerà alla Direzione. Piuttosto un lungo elenco delle situazioni, dalla nomina dei coordinatori regionali alla scelta, di recente, dei candidati delle regionali, «in cui non mi sono imposto» e questo perché la democrazia interna è «un imperativo categorico». «Io - insiste - ho sempre accettato senza discutere le decisioni dei coordinatori, credo che questo debba continuare e che il Pdl debba darsi più occasioni di confronto», che andranno «moltiplicate» e in quest«ottica ben venga il congresso «entro l«anno» per «fare il punto» su quanto il partito ha fatto. Cita il premier, a proposito di democrazia interna, l«Ufficio di presidenza, che dovrà tenersi «due volte al mese» e nel quale «tutte le voci hanno trovato ascolto».
Indicazioni che Berlusconi vuole dare prima che parli Gianfranco Fini, che chiederà però qualcosa di più, risposte politiche sulla struttura interna, il suo stesso ruolo, e soprattutto il rapporto con la Lega, che Berlusconi non cita mai.

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