16 luglio 2024
Aggiornato 14:30
Sarah Scazzi

Valentina: mio padre non era «cenerentolo» di casa

«Non è vero che mangiava i nostri avanzi, non è vero che mangiava con le mani. A zia Concetta non ho nulla da rimproverare»

TARANTO - «Non è vero che mio padre era la vittima in casa, non è vero che mangiava i nostri avanzi, non è vero che mangiava con le mani. La nostra era una famiglia normalissima. Papà sente la nostra mancanza, e io sento la sua e quella di Sabrina: però Sabrina è innocente mentre papà sappiamo che ha ucciso Sarah». Lo dice Valentina Misseri, la figlia di Michele e sorella di Sabrina, presunti omicidi di Sarah Scazzi, in un'intervista esclusiva a Matrix andata in onda ieri sera. «Papà - ha detto Valentina - da noi figlie è sempre stato coccolato, anche quando aveva torto io e mia sorella lo abbiamo sempre difeso. Stanno paragonando mio padre al 'Cenerentolo' della situazione, io e mia sorella le sorellastre, mia madre la matrigna quando invece è una famiglia normalissima come tante altre, umile e modesta come tante altre, si litiga tra moglie e marito come tutte le altre famiglia».

«E poi vorrei precisare una cosa: è vero - ha proseguito la figlia maggiore di Michele Misseri - che mio padre lavorava dalla mattina alla sera ma quando mio padre lavorava non è che mia madre stava in casa a grattarsi la pancia, mia madre faceva gli stessi orari di papà, lo stesso lavoro di papà e fino all'anno scorso lavoravano anche nello stesso posto. Quindi è inutile dire che mio padre era lo schiavo di casa». «Quando sono andato a trovarlo in carcere - ha aggiunto ancora la ragazza che ormai da anni vive a Roma - non ho fatto alcun tipo di pressione a mio padre, anzi, è mio padre e io gli voglio bene: c'è stato un abbraccio tra di noi e ho detto che non lo abbandonerò anche dopo quello che ha fatto che è imperdonabile. Anch'io chiedo giustizia per Sarah. Quello che a me dispiace è quella dichiarazione che ha fatto nell'ultimo interrogatorio includendo mia sorella. Però purtroppo non si può tornare indietro, quello che è fatto è fatto. L'ho detto anche a papà, quello che ha fatto è imperdonabile, è giusto che lui stia in carcere però non posso cancellare 28 anni della mia vita».

«A mia zia Concetta non ho niente da rimproverare, le voglio bene e capisco il suo dolore. Io voglio solo dirle - ha proseguito la ragazza - che in quei giorni di attesa non l'abbiamo mai ingannata. Noi veramente ci aspettavamo di trovare Sarah viva».