30 agosto 2025
Aggiornato 06:30
Inchiesta P3

Csm: Marra non può restare a Milano

«Ha perso prestigio. Non garantisce la credibilità e l'indipendenza dell'ufficio»

ROMA - Il Csm si avvia a trasferire il presidente della Corte di appello di Milano, Alfonso Marra, perché, dagli atti dell'inchiesta sulla cosiddetta P3 e da una intervista rilasciata a Il Fatto, si registrano «comportamenti non colposi» da parte del magistrato ma che «determinano l'impossibilità di svolgere a Milano la giurisdizione in modo imparziale e indipendente». Questo è infatti il cuore del documento che la Prima Commissione del Csm starebbe mettendo a punto, preparandosi a convocare a breve il magistrato per essere sentito. Una decisione che dovrebbe passare a maggioranza.

Dagli atti presi in visione dal Csm, raccontano fonti qualificate di Palazzo dei Marescialli, «si evince che per la nomina a presidente della Corte d'appello di Milano, Marra chiese e ottenne da alcuni personaggi, tra cui alcuni sottoposti a custodia cautelare, di attivarsi anche presso il Csm». Una volta nominato, stando alla cronaca, queste persone avrebbero chiesto al giudice di «attivarsi a sua volta sul ricorso presentato dal governatore della Lombardia Roberto Formigoni». «Il fatto che Marra li abbia messi alla porta - spiegano ancora le fonti - significa comunque che ha perso prestigio e ha dimostrato incapacità nel gestire l'attività dell'ufficio sotto il profilo dell'immagine».