Intercettazioni, Berlusconi più freddo con il Colle
Per il Quirinale non ci sono trattative: «La politica trovi soluzioni». Il governo chiede 48 ore per studiare gli emendamenti
ROMA - C'è il caso di Nicola Cosentino a scuotere il Pdl. Ma dietro l'angolo sembra riaffacciarsi un altro nodo capace di produrre tensioni e fibrillazioni: le intercettazioni. La maggioranza, infatti, si trova alle prese con le modifiche al ddl reclamate a più riprese dalla componente finiana e sollecitate anche pubblicamente dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Secondo alcuni fonti del Popolo della libertà, i miglioramenti annunciati due giorni fa dal Pdl e presentati sotto forma di emendamenti risponderebbero solo in parte alle linee guida ribadite in più occasioni dal Colle. Con il rischio di un ulteriore stallo che avrebbe irritato non poco il premier Silvio Berlusconi, che infatti ieri pomeriggio a Palazzo Chigi ha discusso anche di questo con lo stato maggiore del partito e ha riconvocato a sera Angelino Alfano, Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello per mettere mano all'intricata vicenda.
Da giorni lo stato maggiore del Pdl, con a capo Alfano, è al lavoro per provare a modificare il testo. Un lavoro che forse non basterà, fatto questo per nulla gradito al Presidente del Consiglio. Raccontano le stesse fonti che fin da ieri mattina il Cavaliere si sarebbe sfogato con i suoi uomini, lamentando la difficoltà di riuscire a venire a capo della vicenda e accarezzando anche la possibilità di rompere quel clima di appeasement inaugurato con il Colle. Berlusconi, dicono, avrebbe lamentato anche le difficoltà di governare trovandosi in una condizione che avrebbe definito di sovranità limitata.
Che il Quirinale non intenda partecipare ad alcuna trattativa sulle modifiche al ddl intercettazioni e che si astenga dal rilasciare qualsiasi 'via liberà preventivo è chiaro da settimane. Ma, allo stesso tempo, è chiara da settimane la posizione del Colle. Se «i punti critici» della nuova legge, come ha spiegato pochi giorni fa lo stesso Napolitano, sono quelli già indicati da «costituzionalisti ed esperti della materia» è difficile pensare che le modifiche finora apportate possano essere considerate sufficienti e complete.
Questa non è una novità e non è uno 'stop' improvviso del Quirinale alla nuova normativa, si fa capire, perché la maggioranza sa da tempo queste cose e perché, lo ha ricordato lo stesso Capo dello Stato, quei famosi «punti critici» sono sempre stati segnalati nei contatti con vari esponenti del governo e del centrodestra. In questi giorni Napolitano è stato impegnato con alcuni appuntamenti internazionali e in una visita a Trieste e Udine ma a Roma è rimasto il segretario generale del Quirinale Donato Marra e non si può escludere che ci siano stati contatti con la maggioranza. Del resto era stato proprio Marra a ricevere la settimana scorsa il Guardasigilli Angelino Alfano, latore della volontà del governo di modificare il ddl.
Ma al di là dei contatti per il Colle la partita è ora, e ancora, nelle mani della maggioranza che deve trovare una soluzione sulla quale pesano anche i regolamenti parlamentari: il testo infatti, in terza lettura a Montecitorio, è stato licenziato con modifiche già approvate da Camera e Senato e sulle quali, dunque, non si può più intervenire.
- 25/07/2018 Bonafede stoppa la riforma delle intercettazioni: «Il Pd voleva il bavaglio»
- 04/11/2017 Con la nuova legge sulle intercettazioni il Governo «Renziloni» arriva là dove neanche Berlusconi riuscì
- 11/04/2016 Renzi: Le intercettazioni non le tocco, ma basta gossip
- 27/07/2015 Intercettazioni, emendamento PD esclude il carcere per i giornalisti