16 dicembre 2019
Aggiornato 02:30
La manovra

I Governatori della Lega rompono il fronte: non rimetteremo le deleghe

Cota: «Se qualcuno è nervoso io sono calmissimo». Formigoni: «Siamo lo stesso compatti». Il 26 i diplomatici in sciopero

ROMA - I Governatori leghisti di Piemonte e Lega, Roberto Cota e Luca Zaia, rompono il fronte finora compatto dei presidenti di Regione contro la manovra economica del Governo: non rimetteranno allo Stato le competenze delegate per l'impossibilità economica di attuarle a causa dei nuovi tagli come Errani, Formigoni, Vendola e gli altri governatori di centrodestra e centrosinistra hanno annunciato essere intenzionati a fare.
I toni sono particolarmente accesi fra i due governatori leghisti, molto vicini a Giulio Tremonti, e quello Pdl della Lombardia Roberto Formigoni che invece indica nel ministro la causa della mancata intesa finora Governo-Regioni sulla manovra.

COTA - «Se qualcuno è nervoso - dice Cota - io sono calmissimo. Zaia ed io abbiamo avuto un atteggiamento costruttivo, altri un po' meno. Formigoni sbaglia: non condivido assolutamente quel che dice. Il federalismo fiscale non solo non è a rischio, semmai questa manovra spinge tutti a chiedere una sua accelerazione. Venerdì all'incontro il governo si è detto d'accordo a fare insieme un tavolo per monitorare la sua attuazione. Ci siamo occupati di ottenere dal governo tagli selettivi e non più orizzontali, attraverso l'emendamento approvato in Senato. E' una cosa seria da far valere in Conferenza Stato-Regioni».

FORMIGONI - La replica di Formigoni non si fa attendere. «In fatto di autonomia nessuno può darmi lezioni: Cota e Zaia stanno dicendo la stessa cosa che dico io, solo con altre parole'. Contano i documenti sottoscritti su cui siamo stati e siamo tuttora unanimi.
Restituire le deleghe al governo non è una minaccia, bensì un fatto che si realizzerà automaticamente se questa manovra resterà com'e' ora. Semplicemente le Regioni non avranno più i soldi per i trasporti, per le famiglie bisognose, per i servizi. Restituire le deleghe è un modo per dire che quei servizi spariranno, nel qual caso sarà Tremonti a spiegare a invalidi e pendolari che i loro treni e i loro contributi non glieli abbiamo tolti noi, bensì lui». In ogni caso, per Formigoni, «il dialogo può riaprirsi subito». Perché «le regioni l'hanno sempre tenuto aperto» mentre «sono stati sempre invece i no del Tesoro a chiuderlo».

SCIOPERO DEI DIPLOMATICI - E non è solo quello delle Regioni il fronte di protesta per la manovra ancora caldo. Ai Governatori stanno per aggiungersi gli Ambasciatori e i diplomatici: per il 26 luglio, infatti, è stato proclamato lo sciopero dei dipendenti della Farnesina contro i tagli della manovra. «I diplomatici e tutti i lavoratori della Farnesina - si legge nella proclamazione dello sciopero dal sindacato interno - non possono accettare quei tagli, alle risorse e al funzionamento della loro carriera di servitori del Paese, che di fatto preludono allo smantellamento della Farnesina. Scioperano, quindi, per gli italiani al cui servizio sono istituzionalmente chiamati a lavorare, impegnati a promuovere l'internazionalizzazione delle nostre imprese e ad appoggiarle quando investono e quando partecipano a gare e commesse. Senza l'impegno dei diplomatici, ci sarebbero meno posti di lavoro in Italia e meno ricchezza per il nostro Paese, le cui aziende hanno ormai, e devono avere, per vivere e prosperare, come orizzonte i mercati mondiali».