6 aprile 2020
Aggiornato 01:00
La parola ai consulenti

Omicidio via Poma, reperti non contaminati tra loro

Lo ha detto l'ex capo del Ris Luciano Garofano: «Le macchie di sangue erano essiccate»

ROMA - «La saliva su un indumento non resiste ad un lavaggio, fatto a mano oppure in lavatrice». A ribadire quello che sembra un consiglio per addetti alle pulizie, è stato l'ex capo del Ris Luciano Garofano, nel corso del processo per l'omicidio avvenuto il 7 agosto del '90 di Simonetta Cesaroni, in cui è imputato Raniero Busco. Il passaggio logico è stato illustrato per dare risposta al difensore, l'avvocato Paolo Loria, rispetto alla possibile contaminazione tra gli indumenti della vittima che fino al 2007 sono stati tenuti in una unica busta di plastica, nell'archivio dell'istituto di medicina legale.

«Nello stesso contenitore ci sono stati messi i calzini, il corpetto e il reggiseno? E questo è un modo corretto di procedere?», ha chiesto il penalista. «Sì, sono stati messi insieme. O almeno così li abbiamo trovati noi - ha risposto Marco Pizzamiglio, del Ris - Non è un metodo ottimale di conservazione, ma ripeto le macchie di sangue erano molto essiccate. Quando le si toccavano si staccavano a pezzetti. La contaminazione non c'è stata». Sul punto Luciano Garofano ha aggiunto: «Deve far riflettere il dato oggettivo che maggiore presenza di dna è riscontrabile sul lato sinistro del reggiseno e del corpetto, proprio quello in cui è stato inferto il morso».

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