23 ottobre 2019
Aggiornato 20:30
Ddl intercettazioni

Berlusconi: sì a modifiche, ma ddl va approvato

«Spiati 10 milioni di italiano, no a veti». E rilancia: «Più poteri al Premier»

ROMA - Non sarà il testo che desiderava. Dovrà essere modificato ancora: e anche questo non era proprio ciò che voleva. Ma Silvio Berlusconi torna a difendere la necessità di varare un ddl che limiti le intercettazioni e la pubblicazione su giornali e tv. Modificato, emendato, cambiato: va bene, purchè - spiega - ci si difenda da una «subdola ma concreta» minaccia che inficia la libertà di ciascuno. Perché in Italia - a dispetto di quello che dice l'Anm - potrebbero esserci anche 10 milioni di persone spiate, cifre - sostiene - che non hanno eguali nel mondo.

Il premier sceglie i 'Promotori della libertà' per lanciare questo messaggio che arriva all'indomani del breve colloquio avuto con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e dopo che il Pdl ha deciso di dare il via libera a quei ritocchi per la legge chiesti a gran voce dai 'finiani', ma - si augurano - anche in grado di rendere più agevole il vaglio che il Quirinale dovrà fare del contestato provvedimento.

Berlusconi invita i sostenitori a mobilitarsi per spiegare le ragioni del provvedimento che - è la premessa - non è affatto a difesa della casta ma «nell'interesse di tutti». «Bisogna impedire - è la sua richiesta - che questa legge subisca la stessa sorte che di solito subisce una legge che non piace alla sinistra e ai suoi pm politicizzati. Cambiamola, rivediamola, emendiamola, miglioriamola, ma approviamola».

Berlusconi ricorda che il provvedimento è già stato esaminato per 11 mesi dalla Camera e che poi è rimasto in Senato altri 12 mesi e mezzo. E ora? Il premier non cita mai né Fini né i suoi fedelissimi, ma parla esplicitamente di «veti» e «rinvii» che rischiano di mandare il varo del provvedimento alle «calende greche». Non è un caso, dunque, che il Cavaliere torni a rilanciare la necessità di ammodernare l'architettura istituzionale per dare più poteri al premier visto che, dice, «fare leggi è un'impresa che nel nostro Paese sta diventando sempre più difficile». Nè è incidentale il riferimento a Bossi e alla Lega come «alleato leale e sicuro».

Il premier torna poi a contestare apertamente le cifre sulle intercettazioni fornite dall'Anm. «In Italia - sostiene - vi sono quasi 150 mila telefoni sotto controllo, nell'ipotesi che ogni intercettato parli con altre 50 persone arriviamo a 7 milioni e mezzo. Ma non è lontano dal vero chi ipotizza 10 milioni, un intercettato su sei. Non ha eguali nel mondo».