23 ottobre 2019
Aggiornato 19:30
«In Italia ci sono 10 milioni di intercettati»

Berlusconi: emendiamo ddl, ma va approvato

Il Premier: «Dobbiamo impedire che subisca la triste sorte che tocca alle leggi che non piacciono alla sinistra»

ROMA - Il ddl sulle intercettazioni si può cambiare, migliorare ed emendare, ma va approvato «nell'interesse di tutti». Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un messaggio ai Promotori della libertà.
«Cari amici, chiedo il vostro sostegno - dice il premier - per spiegare agli italiani i valori e i contenuti» di questo ddl, «bisogna impedire che questa legge subisca la stessa sorte che di solito subisce una legge che non piace alla sinistra e ai suoi pm politicizzati. Cambiamola, rivediamola, emendiamola, miglioriamola, ma approviamola, è nell'interesse di tutti. Altro che casta».

«TUTTI SPIATI» - «Il problema è semplice ed è grave, siamo tutti spiati. In Italia - spiega il premier - vi sono quasi 150 mila telefoni sotto controllo, nell'ipotesi che ogni intercettato parli con altre 50 persone arriviamo a 7 milioni e mezzo. Ma non è lontano dal vero chi ipotizza 10 milioni, un intercettato su sei. Non ha eguali nel mondo: in Usa, dove c'è una popolazione superiore di sei volte alla nostra, le intercettazioni non arrivano neppure a 20 mila e i telefoni intercettati in Usa, Gran Bretagna, Germania e Francia, sommati, non arrivano alla metà di quelli intercettati in Italia».

«DIFENDERE LA LIBERTA» - Bisogna «difendere la libertà di ciascuno di noi e quindi la libertà di tutti gli italiani da una minaccia che è subdola ma concretissima, l'abuso sistematico delle intercettazioni telefoniche e la loro pubblicazione sui giornali o addirittura in tv. Nessuno - sottolinea il presidente del Consiglio - sta mettendo in discussione l'utilità delle intercettazioni per combattere il terrorismo, la criminalità organizzata e altri gravi reati. E non è vero che si vuole tutelare una presunta casta come affermano, sapendo di mentire, la sinistra, la lobby dei pm politicizzati e dei giornalisti di sinistra».

«COSTITUZIONE DA CAMBIARE» - Nel seguito del messaggio Berlusconi ha nuovamente espresso la necessità di riformare la Costituzione per dare più poteri al premier: «Purtroppo quella di governare e fare le leggi - sottolinea il premier - è un'impresa che nel nostro Paese sta diventando ogni giorno più difficile e lo sarà fintanto che non saremo riusciti ad approvare le riforme istituzionali necessarie per ammodernare l'architettura costituzionale dello Stato, così da dare al nostro premier gli stessi poteri degli altri leader europei, riducendo il numero di parlamentari e di chi vive di politica e rendendo meno lunghi ed estenuanti i percorsi per l'approvazione delle leggi. Sono riforme previste dal nostro programma, sottoscritte dal voto degli elettori e sono tutte pienamente condivise dalla Lega di Bossi che è stato e continuerà ad essere un alleato un alleato leale e sicuro».