Casson: il testo resta inaccettabile per il Pd
Il vicepresidente dei Senatori: «I profili di incostituzionalità del ddl sono almeno nove»
ROMA - Il Partito democratico darà battaglia al Senato fino all'ultimo emendamento sul ddl intercettazioni, «che, anziché tutelare la riservatezza dei cittadini, blocca le indagini e mira a imbavagliare la stampa». Lo dice in una intervista al settimanale Left il vicepresidente dei senatori del Pd Felice Casson.
«Abbiamo presentato - ricorda Casson - una serie di pregiudiziali di illegittimità. I profili di incostituzionalità sono almeno nove, a cominciare dalla libertà di stampa, dalla limitazione delle indagini e dalle prerogative concesse a parlamentari e servizi segreti». Secondo l'esponente democratico «nel caso in cui questo ddl passi, un giornalista condannato può far ricorso alla Corte di Strasburgo per sanzionare l'Italia. Questo provvedimento legislativo va, quanto meno, contro l'articolo 21 della Costituzione e l'articolo 10 della Convenzione europea». «Il problema - afferma Casson - è soprattutto relativo ai reati satellite. E vero che esiste il doppio regime tra i reati di mafia e di terrorismo e gli altri ma sono colpite le indagini sui reati indispensabili per arrivare ad accertamenti per reati di associazione, come l'usura, l'estorsione, la corruzione, per i quali ci sono limitazioni fortissime su durata, numero delle proroghe, e possibilità di fare le intercettazioni ambientali o sui non indagati».
«Per noi il testo della Camera non è assolutamente accettabile. Al di là del fatto che c'era la questione degli 'evidenti indizi di colpevolezza', anche lì erano previsti il carcere per i giornalisti e le sanzioni per gli editori. C'erano anche molti limiti alle attività di indagine che, per ora, non sono stati assolutamente toccati dall'attività del Senato». Infine, sul cosiddetto emendamento 'salvacronaca' della presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno (Pdl): «E' meglio - sostiene Casson - che il giornalista sia messo in grado di poter pubblicare di più. Se deve selezionare lui, ci affidiamo a una scelta che può essere anche sbagliata. In un certo senso è ancora più pericoloso: magari mette un punto e non un altro più importante. Meglio dare la possibilità di pubblicare quantomeno parzialmente gli atti».
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