Gli USA: intercettazioni essenziali. Pdl riaccelera
Lo scontro si infiamma. Alfano: «Con ddl pari dignità a riservatezza e indagini». Montezemolo: «Difendere le inchieste e la privacy»
ROMA - Il ddl del Governo sulle intercettazioni torna di prepotenza a infiammare lo scontro politico. E non solo in Italia. A Roma per una conferenza stampa, alla vigilia della visita a Barack Obama del Presidente Giorgio Napolitano il sottosegretario al Dipartimento penale statunitense, Lanny A. Breuer, rende pubblica la preoccupazione che nuove norme italiane sulle intercettazioni possano «contrastare», inficiare e rendere non ripetibile «il lavoro ottimo dei magistrati italiani» in inchieste sul fronte dell'antimafia internazionale, nelle quali le intercettazioni sono state strumento prezioso.
IPOTESI FIDUCIA - Ma nelle stesse ore a palazzo Grazioli dal premier Silvio Berlusconi c'è il relatore sul ddl, Roberto Centaro, al quale il Cavaliere esprime tutto il disappunto sullo stop and go a palazzo Madama del provvedimento all'esame della commissione Giustizia, sia nei tempi che nei contenuti. E Centaro, dopo, l'incontro, fa sapere che da lunedì, con ripresa dei lavori in notturna alle 21,15, la maggioranza procederà per una rapida approvazione del provvedimento nei due rami del Parlamento, con poco spazio a nuove modifiche. «Ne discuteremo ancora in Senato - ha detto Centaro - ma il provvedimento dovrà poi essere approvato rapidamente come è anche alla Camera senza navette, altrimenti non ne usciamo più». E sarà il Governo a guidare le distanze, pronto a porre «al Senato come alla Camera la questione di fiducia, come è sua facoltà», trattandosi di ddl governativo.
PD: OSTRUZIONISMO - Ce ne è abbastanza per far riportare in trincea opposizioni, giornalisti, magistratura, editori. Questi ultimi, da oggi, con un nuovo potente alleato. «E' un provvedimento anomalo, bisogna difendere insieme al diritto alla privacy la celebrazione delle indagini», dice Luca Cordero di Monzemolo, facendo sue le «preoccupazioni di un editore serio importante innovativo come è la Sky» di Murdoch. A Montecitorio sinistre extraparlamentari, Idv e popolo viola con le associazioni a difesa della libertà di stampa avviano un sit in con maratona oratoria ad oltranza. E Bersani, dal palco dell'assemblea del Pd, schiera il suo partito alla testa della protesta: «per contrastare questa legge che imbavaglia stampa e magistratura l'opposizione -avverte- sarà legittimata a ogni forma di ostruzionismo». Dentro e fuori il Parlamento. «Bisogna essere in piazza - dice l'ex pm Idv De Magistris - per evitare un nuovo salazarismo» . Anna Finocchiaro, letto Centaro all'uscita da palazzo Grazioli, vede ormai impossibile alternative allo scontro senza quartiere: «la forza prevale -avverte- quando la ragione cede».
ALFANO: INFORMAZIONE TRASPARENTE - Dal canto suo il ministro Alfano spiega che il ddl garantisce «il diritto a un'informazione ufficiale e trasparente e non il diritto all'acquisizione e divulgazione illecita di atti riservati». Alfano chiarisce «gli effettivi contenuti del ddl», ricordando che il comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, in una raccomandazione del 10 luglio 2003, «ha ribadito che i giornalisti devono riferire ed effettuare commenti sul sistema giudiziario penale, ma nel rispetto del principio della presunzione d'innocenza , che fa parte integrante del diritto a un equo processo». E sottolinea che «di conseguenza, opinioni e informazioni relative ai procedimenti penali in corso, dovrebbero essere diffuse attraverso i media solo se ciò non è lesivo della presunzione d'innocenza dell'indagato o dell'imputato; inoltre, nella raccomandazione, si auspica una informazione regolare nell'ambito dei procedimenti penali di interesse pubblico. Ma questa informazione deve essere fornita dalle autorità giudiziarie e dagli organi investigativi purché ciò non rechi pregiudizio al segreto istruttorio e non intralci i risultati dei procedimenti».
MAFIA E TERRORISMO - Nessuna modifica, precisa il ministro, è stata introdotta «rispetto alle intercettazioni per la ricerca dei latitanti». E per i reati di mafia e terrorismo «sarà possibile continuare a utilizzare le intercettazioni, telefoniche visive e ambientali, in ogni luogo sia pubblico che privato». Sarà anche «possibile utilizzare i risultati delle intercettazioni in procedimenti per mafia e terrorismo, anche se realizzati per procedimenti diversi». E «nell'ambito dei reati ambientali, nel caso in cui vi sia una connessione con reati di mafia, non vi sarà alcun tipo di limitazione temporale alle intercettazioni». Se per i «reati ordinari, per disporre le intercettazioni ambientali, sarà necessario che nei luoghi interessati sia in corso attività criminosa, il c.d. sospetto di flagranza», per i reati di mafia e terrorismo «non è prevista alcuna limitazione». Alfano precisa che anche «il limite di 75 giorni alle intercettazioni è valido solo per reati ordinari e non è continuativo, per cui sarà possibile intercettare i soggetti indagati anche in momenti e periodi differenti, in relazione alle scelte investigative del pm». Si è previsto anche che l'autorizzazione alle intercettazioni sarà concessa da un collegio giudicante e non da un singolo magistrato «per fornire maggiori garanzie al cittadino». E sempre per «una reale tutela della privacy e del regolare svolgimento delle indagini, è previsto il divieto di rilascio di copia di verbali, di supporti e decreti sulle intercettazioni»; ed «è inoltre vietata la trascrizione di conversazioni riguardanti fatti, circostanze e persone estranei alle indagini».
MONTEZEMOLO - Sul tema è intervenuto anche il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo che, interpellato dai giornalisti in merito proprio al ddl intercettazioni a margine delle celebrazioni per gli 80 anni della Pininfarina, elogia l'iniziativa di Sky: «Condivido la linea degli editori e ho visto anche come un editore importante e innovativo come quello di Sky segnali un'anomalia rispetto ad altri Paesi europei. Credo che ci sia la necessità, da un lato, di tutelare la privacy poiché la pratica delle intercettazioni non è più accettabile nei confronti dei singoli cittadini, e dall'altra di utilizzare uno strumento fondamentale in tante indagini e processi». Per Carlo Malinconico, presidente della federazione italiana degli editori (Fieg), «queste sanzioni non hanno vera giustificazione se non quella di esercitare pressione sugli editori che in molti casi rischiano la stessa sopravvivenza. Si tratta di un ulteriore intervento penalizzante per la categoria, già duramente colpita dalle recenti iniziative normative».
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