11 aprile 2021
Aggiornato 12:00
Chiusa l'inchiesta

Caso Cucchi, cadono le accuse di omicidio colposo

Accuse più lievi per gli agenti aggravata posizione dei medici: favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d'ufficio e falso ideologico

ROMA - La Procura di Roma ha formalmente chiuso le indagini in relazione alla morte di Stefano Cucchi, morto il 22 ottobre scorso, 6 giorni dopo l'arresto. I pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy hanno depositato gli atti nei confronti di medici dell'ospedale Sandro Pertini, in cui il giovane fu ricoverato alcuni giorni, e di agenti di polizia penitenziaria.
Le accuse contestate, per i medici, sono quelle di favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d'ufficio e falsità ideologica. Per gli agenti, invece, i reati sono: lesioni e abuso di autorità. Sono cadute, quindi, le iniziali accuse di omicidio preterintenzionale, contestate agli agenti e quella di omicidio colposo, ipotizzate in un primo momento a carico dei medici.

13 INDAGATI - Sono 13 gli indagati per la morte di Stefano Cucchi. I pm della Procura di Roma hanno depositato gli atti nei confronti di 6 medici dell'ospedale Sandro Pertini, 3 infermieri, 3 agenti di polizia penitenziaria che picchiarono il giovane geometra nei sotterranei del tribunale di piazzale Clodio. L'elenco, compilato dai magistrati, è chiuso dal direttore dell'ufficio detenuti e del trattamento del Prap, il provveditorato regionale amministrazione penitenziaria. Al funzionario, Claudio Marchiandi, è contestato il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale e abuso d'ufficio.
Per la prima fattispecie Marchiandi, insieme con la dottoressa Rosita Caponetti, dirigente medico di turno in servizio all'ospedale Sandro Pertini, il 17 ottobre scorso, «al fine di precostituirsi le condizioni previste dal protocollo organizzativo di struttura complessa di medicina protetta» per «accettare il ricovero di Stefano Cucchi, a indicare falsamente nell'esame obiettivo riportato nella cartella clinica redatta all'ingresso del paziente, i seguenti dati in ordine alle condizioni generali dello stesso; in particolare indicava condizioni generali 'buone', stato di nutrizione 'discreto', 'decubito indifferente', apparato muscolare 'tonico trofico' e apparato urogenitale 'ndr'; dati palesemente falsi in ordine alle reali condizioni del paziente».
«Ed in evidente contrasto - si continua - con quanto indicato nella cartella infermieristica redatta presso lo stesso reparto e con i rilievi obiettivi dei sanitari della casa circondariale di Regina Coeli e dei sanitari del pronto soccorso dell'ospedale Fatebenefratelli, essendo in particolare, il paziente allettato in decubito obbligato cateterizzato, impossibilitato alla stazione eretta e alla deambulazione, con apparato muscolare gravemente ipotonotrofico, tanto da indurre i sanitari a praticare terapia per via endovenosa vista l'assenza di sufficiente muscolatura per praticare intramuscolo».

UN CUCCHIAINO DI ZUCCHERO - Abbandonarono Stefano Cucchi al suo destino. Non gli palparono nemmeno il polso. Gli inquirenti della Procura di Roma rispetto alla condotta contestata a 5 medici dell'ospedale Sandro Pertini ed a tre infermieri, sono chiari. Medici e infermieri «volontariamente omettevano di adottare qualunque presidio terapeutico al riscontro di valori di glicemia ematica pari a 40 mg/dl, rilevato il 19 ottobre, pur essendo tale valore al di sotto della soglia ritenuta dalla letteratura scientifica come pericolosa per la vita, neppure intervenendo con una semplice misura quale la somministrazione di un minimo quantitativo di zucchero sciolto in un bicchiere d'acqua che il paziente assumeva regolarmente, misura questa idonea ad evitare il decesso».
«Volontariamente omettevano di intervenire effettuando un elettrocardiogramma che appariva assolutamente necessario, anche in relazione al riscontro in data 17 ottobre di una frequenza cardiaca pare a 46 Bpm, limitandosi ad annotare nella cartella clinica un asserito rifiuto del paziente a sottoporsi all'esame Ecg, senza adoperarsi per ottenere un consenso informato documentato e sottoscritto del paziente, non adottando neppure attraverso una semplice palpazione del polso alcuna misura diagnostica atta a controllare l'evoluzione della bradicardia, né adottavano alcun presidio diagnostico diverso al fine di chiarire l'origine di tale bradicardia, che in data 21 viene segnalata in cartella pari a 36 Bpm, omettendo inoltre il controllo seriato degli elettrodi e della glicemia, accertamenti questi di assai semplice esecuzione in presenza di prelievi ematici quotidiani».

«MOLTO SODDISFATTI» - «Noi siamo molto soddisfatti dell'attività investigativa dei pm: il reato di abbandono di incapace è terribile, peggio dell'omicidio colposo». L'avvocato della famiglia Cucchi Fabio Anselmo commenta così a «Cnrmedia» la chiusura delle indagini sulla morte di Stefano Cucchi. «Siamo molto soddisfatti, a prescindere dalla qualificazione giuridica del ruolo delle guardie carcerarie sulla quale noi argomenteremo in seguito, perchè riteniamo che Stefano non sarebbe morto se non fosse stato picchiato. Il quadro che emerge dal capo di imputazione è questo: Stefano è morto dopo essere stato pestato ed è morto in una condizione terribile: il capo di imputazione è terribile». Il fatto che siano sparite le accuse di omicidio per il legale dei Cucchi non è un problema fondamentale: «Così è anche peggio, non è vero che l'omicidio cade: l'omicidio c'è ed è in conseguenza dell'abbandono totale di una persona che era sotto custodia».