25 luglio 2021
Aggiornato 14:30
Il caso Cucchi

«Stefano fu ucciso dai postumi delle botte»

I periti della famiglia: «Il cuore cedette come conseguenza dei traumi subiti». La sorella Ilaria: «Verità scientifiche inconfutabili»

ROMA - Sono state le fratture della colonna vertebrale a provocare l'ingrossamento della vescica. È uno degli elementi che emerge dalla perizia affidata dalla famiglia di Stefano Cucchi a un pool di medici legali. «Cucchi non è morto - spiega Cristoforo Pomara, uno degli esperti - di disidratazione, anche se ne presentava alcuni sintomi. Quando è deceduto aveva nella vescica 1,4 litri di urina, contro i 300-400 centilitri che rappresentano la sua normale capienza».

LA PERIZIA - «Il Cucchi presenta - scrivono i medici legali nella perizia - una vescica neurologica con necessità da parte del sanitario dell'ospedale Fatebenefratelli di posizionare catetere vescicale per il presunto danno alle radici nervose tipico delle evoluzioni di soggetti con frattura di L3 e prima coccigea» vale a dire lombare e sacrale. A provocare la morte del giovane sono stati i traumi subiti, che hanno determinato una reazione a catena che ha scompensato l'intero organismo, bloccando tra le altre cose la funzione della vescica, e portando prima alla bradicardia, poi all'arresto cardiaco e infine all'edema polmonare. A riprova di questa catena di eventi i periti sottolineano anche la presenza di ematomi interni dorsali, che altro non potevano essere che la conseguenza di contusioni recenti.

VERITÀ INCONTESTABILI - «Abbiamo divulgato alla Camera la perizia dei nostri consulenti - dice Ilaria Cucchi - da cui emergono verità scientifiche incontestabili, differenti da quelle che abbiamo sentito finora. Stefano non è morto per disidratazione». Poi ribadisce che il ragazzo, fino al momento dell'arresto, «stava benissimo». E aggiunge: «Se non avesse subito un pestaggio non sarebbe mai arrivato al Pertini dove è stato lasciato morire. Ritengo che il pestaggio e le lesioni riportate abbiano potuto influire sulla sua morte e questo lo dimostreremo». Quanto alle responsabilità, «le colpe dei medici ci sono, sono gravissime, ma ci sono anche quelle di chi ha operato questo pestaggio».
In effetti, secondo i periti, Stefano ha subito un trauma che ha provocato la frattura della colonna vertebrale tra le 14 e le 15 del 16 ottobre, mentre le ecchimosi al volto, in particolare all’altezza dei sopraccigli, fanno pensare a una contusione. Messi insieme gli elementi, e la conclusione, l’ipotesi più verosimile è quella che Cucchi abbia subito una aggressione diretta. La morte, sei giorni dopo - quando ormai Stefano era stato trasferito all'ospedale Pertini - sopravvenne «per cedimento cardiaco connesso con le entità traumatiche ricevute».p>