Riforme, la Pdl prepara la «road map»
Mercoledì ufficio di presidenza del partito. Violante: «Modello Usa con una netta separazione dei poteri e misure contro il conflitto di interessi»
ROMA - Il premier Silvio Berlusconi le ha rilanciate durante il rush finale della campagna elettorale. Ma ora, incassata la vittoria delle Regionali e superata la pausa di Pasqua, l'obiettivo delle riforme dovrebbe uscire dall'ambito della teoria ed entrare in quello della pratica. Il premier ha già spiegato che la sua priorità per questi tre anni di legislatura, è rinnovare la giustizia, il fisco e la forma di governo. Lo ha ribadito anche giovedì al Quirinale nell'ora di colloquio avuta con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ma le riforme istituzionali targate Pdl sono tutte da definire. Per Berlusconi il punto fermo è che ci sia l'elezione diretta, se poi sarà del premier o del presidente si vedrà. A decidere, ha annunciato, saranno anche i 'gazebo' e il popolo di Facebook.
LA PROPOSTA LEGHISTA - Ma intanto sul piatto della discussione arriva la proposta del ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli che, in un'intervista al Giornale rilancia una riforma semi presidenzialista alla francese. «Porterò le carte al premier e, conoscendolo - osserva - la proposta cadrà a fagiolo». D'altra parte anche di riforme (oltre che del posto di ministro dell'Agricoltura) si parlerà nella cena che Berlusconi avrà martedì prossimo con Umberto Bossi. Stesso argomento, peraltro, che il Cavaliere affronterà in un incontro dopo Pasqua anche con Gianfranco Fini. Silvio Berlusconi è convinto di poter contare sul Carroccio per ottenere le riforme che gli sono care (ivi compresa la nuova legge sulle intercettazioni) purché si tenga in agenda la legge vessillo della Lega, ossia il federalismo fiscale.
LA «ROAD MAP» DELLA PDL - Anche al netto di questo rapporto di fiducia, però, il Pdl non vuole lasciare l'iniziativa delle riforme in mano al partito del Senatur. Tanto che ieri il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, sottolineava come i gruppi parlamentari Pdl siano «impegnati a definire» una propria «proposta organica» sui temi della riforma istituzionale. E infatti anche il presidente dei senatori, Maurizio Gasparri, frena e spiega che l'ipotesi del semi presidenzialismo «è una tra le tante» e tra l'altro prevede un sistema di elezioni a doppio turno che non rientra affatto nei programmi del partito. Il punto imprescindibile per il Pdl, spiega sempre Gasparri, è che vi sia «l'elezione diretta» perché questo dà a chi governa, sia premier o presidente, «poteri reali». Di riforme sarà impegnato a parlare l'Ufficio di presidenza del Pdl che si dovrebbe riunire mercoledì. In realtà in quell'occasione non si dovrebbe affatto entrare nel merito della scelta tra varie opzioni di forme di governo, ma limitarsi a rafforzare, con un'aura di democrazia interna, le priorità dell'agenda di governo già definite da Silvio Berlusconi. Poi nelle due settimane successive si riuniranno anche Direzione e Consiglio nazionale.
PD - Dal Partito democratico, per ora, a parlare è il responsabile riforme, Luciano Violante che invita il centrodestra a «chiarire la sua posizione» e ipotizza una riforma presidenziale sul modello americano che con una «netta separazione dei poteri» e «rigorose misure contro il conflitto di interessi», consentirebbe di evitare la creazione di un «sultanato».
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