12 marzo 2026
Aggiornato 11:39

Regionali fra sprechi e investimenti sbagliati

Si va al voto senza un confronto sulle cifre e sull’utilizzazione del denaro dei contribuenti

Sui muri di Roma da qualche giorno campeggiano manifesti in formato gigante dai quali il calciatore del Milan, Rino Gattuso, reclamizza la sua regione,cioè la Calabria. Il testimonial è scelto bene: a Gattuso tutti riconoscono un temperamento generoso e leale. Inoltre il calciatore nel manifesto si porta la mano al petto per sottolineare uno slogan che dice «noi ci mettiamo il cuore».
Anche lo slogan è corretto: nessuno disconosce alla Calabria e ai calabresi un temperamento appassionato.
Quello che invece suscita qualche dubbio è il fine del messaggio. Non si capisce infatti se l’obiettivo è quello di conquistare turisti o di rivalutare una Regione che è fra le meno fortunate d’ Italia, angustiata com’è da problemi economici e dalla presenza di una organizzazione criminale fra le più pericolose al mondo come la ‘ndrangheta.
Nel primo caso, come nel secondo, sarebbe stato preferibile elencare le doti positive di questo territorio. Le eccellenze che siamo sicuri non mancheranno. I risultati raggiunti da iniziative pubbliche e private.
Magari sovrapposte ad uno sfondo marino, queste informazioni concrete avrebbero sicuramente avuto l’effetto di cancellare dall’immaginario del potenziale turista la convinzione ormai diffusa, sia in Italia che all’estero, che la Calabria sia una regione ai limiti del sottosviluppo, oppressa da problemi sociali non facilmente risolvibili: a partire dalla disoccupazione o dal numero delle frane (solo a Cosenza si contano 27 strade interrotte) per finire alla questione morale, evidentemente finita in cantina, come dimostrano i ben 59 candidati alle elezioni regionali (di destra, sinistra e centro) indagati o già rinviati a giudizio.
Invece di tutto questo il buon Gattuso, dai maxi manifesti, ci ricorda che i suoi conterranei abbondano di cuore. Non una parola invece su quanto sia costata la campagna a favore della Calabria avviata a Roma e presumibilmente in altre città d’Italia.

Abbiamo preso come esempio la Calabria, ma avremmo potuto parlare di qualsiasi altra parte d’Italia per additare il vizio generalizzato degli amministratori locali italiani di saltare a piè pari, nei loro discorsi propagandistici, il tema dell’utilizzazione delle risorse pubbliche.
Nei giorni scorsi la stampa nazionale ha dato grande risalto alla notizia del rinvio a giudizio di quattro istituti di credito accusati di truffa aggravata nei confronti del Comune di Milano. Secondo l’imputazione le quattro banche incriminate avrebbero fatto pagare a Palazzo Marino commissioni occulte per oltre 100 milioni di euro su tre contratti di derivati sottoscritti dal Comune nel 2005.
E’ la prima volta nel mondo che le banche vengono messe sul banco degli imputati per la vicenda dei derivati. Inoltre l’esito di questa azione pilota viene guardato con il massimo dell’interesse nel resto d’Italia poiché sono già 27 le inchieste avviate su tutto il territorio in merito a questa forma di investimento finanziario operata negli anni scorsi da Comuni, Province e Regioni per un ammontare complessivo di !0 miliardi di euro.
Vedremo a quali conclusioni arriverà al magistratura nei confronti delle commissioni non dovute accollate ai Comuni, ma non di secondario interesse potrebbe essere l’apertura di un dibattito sull’operato di quegli amministratori locali che negli anni scorsi hanno trascinato le istituzioni loro affidate e i denari dei contribuenti nell’avventura dei derivati.
Con quali capacità interpretative questi amministratori si sono spinti in quel mondo della finanza creativa la cui pericolosità oggi è comprovata, ma ieri poteva essere facilmente intuita?
Quanti di quegli amministratori che in passato si sono lasciati affascinare dalle sirene del guadagno finanziario per tamponare i buchi di bilancio oggi pontificano ancora dai pulpiti elettorali? Soprattutto quanto ne sanno i cittadini del danno che è stato loro recato da azioni intempestive adottate da chi ha ignorato i più elementari principi di cautela nella gestione del denaro, soprattutto se pubblico?

Andiamo alle elezioni regionali fra baruffe, polemiche, ricorsi al Tar, antipatie e tifoserie. Non abbiamo invece avuto l’opportunità di essere messi a conoscenza di un piano di risanamento, locale o territoriale, di quella sanità che sta portando a fondo i conti pubblici nazionale. Non abbiamo sentito parlare di trasporti. Di asili nido. Di formazione. Di politiche giovanili. Di supporto alla famiglia e incentivi alle nascite. Di piani industriali. Di diffusione della cultura. Di recupero del «digital divide» in un Paese dove l’Istat ha provato a fare un censimento via web e solo il 19 per cento degli interpellati ha scelto Internet per rispondere, mentre il 40 per cento ha optato ancora per la spedizione postale.
Come si può sintetizzare tutto ciò? Con una sola frase: «continuiamo pure a farci del male».