Elezioni, programmi e promesse. Le tasse
I programmi sono come i fiori: appassiscono in un batter d'occhio
ROMA - In questa tornata elettorale fioriscono i programmi dei vari candidati alla guida dei governi regionali. Elenchi dettagliati che riguardano vari settori di competenza locale. Purtroppo i programmi sono, appunto, come i fiori: appassiscono in un batter d'occhio. Se va male, cioè se non si riescono ad attuare, si può sempre portare a giustificazione l'impossibilita' di realizzarli, causa il dissesto finanziario, per esempio, lasciato dal precedente governo o la congiuntura economica sfavorevole. Un tema cui gli italiani sono particolarmente sensibili sono le tasse, o meglio la loro diminuzione.
Ricordiamo ancora, a 9 anni di distanza, una famosa trasmissione televisiva durante la quale il candidato alla presidenza del governo, Silvio Berlusconi, sottoscrisse un contratto con gli italiani nel quale si impegnava a ridurre la tassazione al 23% per i primi 100mila euro e al 33% per i successivi. Non se ne fece nulla. Nell'aprile del 2008, durante un convegno dell'Ance (associazione dei costruttori), Berlusconi ribadì che il prelievo fiscale corretto deve aggirarsi intorno a un terzo del reddito, se invece le «tasse sono tra il 50 e il 60% è troppo e così è giustificato mettere in atto l'elusione o l'evasione». Alle parole non sono seguiti i fatti.
Nell'intervento di ieri alla Camera dei Deputati, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha dichiarato che il governo non ha imposto (per ora, diciamo noi) altre tasse. Già, ma non c'era la promessa, decennale, di diminuirle? Allora a che servono i programmi e le promesse? A ben poco, perché c'è sempre una contingenza sfavorevole che ne impedisce l'attuazione. Le considerazioni appena fatte le possiamo trasferire nell'attuale campagna elettorale, per questo o quello schieramento politico. Chi si ricorderà tra 5 anni dei programmi e delle promesse fatte oggi? Sarebbe interessante fare un quadro sinottico con promesse e realizzazioni relative alle elezioni regionali del 200 5.
Sembra che non interessi a nessuno.
Primo Mastrantoni, segretario Aduc
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