Anm: riflettere seriamente sui Magistrati in politica
«Inopportune le candidature dove hanno esercitato funzioni»
ROMA - Riflettere seriamente sulle regole per l'accesso dei magistrati in politica e il loro rientro in servizio una volta concluso il mandato. Ferma restando la «inopportunità» che un magistrato si candidi laddove ha esercitato la sua funzione giurisdizionale, ne va della «credibilità». E' la posizione ribadita dalla giunta dell'Anm, dopo le polemiche per le candidature delle prossime Regionali, in particolare quelle sollevate intorno alla scelta di Idv di candidare capolista in Puglia il pm Lorenzo Nicastro.
I vertici del sindacato delle toghe ribadiscono la posizione già espressa dal presidente Luca Palamara, e cioè che «il tema della credibilità della magistratura non può essere disgiunto da quello dell'inopportunità della partecipazione alla vita politica dei magistrati nei luoghi dove abbiano esercitato la giurisdizione, per evitare il rischio di indebite strumentalizzazioni dell'attività svolta».
«Il diritto all'elettorato passivo non può essere negato ai magistrati», precisa l'Anm, che auspica «tuttavia una seria riflessione, anche attraverso la programmata revisione del codice deontologico, sulle modalità di accesso del magistrato alla vita politica e amministrativa e sul rientro in servizio di coloro che abbiano svolto un mandato elettorale».
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