28 maggio 2020
Aggiornato 21:00
Inchieste sul G8

Berlusconi: battaglia contro di me, ma non mi colpiranno

La solidarietà del premier a Verdini. Ma il Pdl «freddo» sul coordinatore nazionale

ROMA - Neanche una parola, non un accenno in pubblico. E dire che l'occasione sarebbe stata ghiotta, volendo. Eppure alla presentazione delle quattro candidate Pdl alle regionali, Silvio Berlusconi non ha minimamente parlato dell'inchiesta sul G8 della Maddalena che da ieri vede indagato anche il coordinatore del partito, Denis Verdini. Che peraltro era lì a due passi dal premier, sorridente.

BATTAGLIA - In privato, dopo la conferenza stampa, il presidente del Consiglio ha espresso «solidarietà» al suo collaboratore. E' noto, d'altra parte, il garantismo del premier. Nella scelta di Berlusconi è pesata, di certo, la volontà di non «inquinare» la campagna elettorale con le vicende giudiziarie. «Non facciamoci distrarre da quello che sta succedendo - avrebbe detto alle candidate durante un pranzo a palazzo Grazioli - facciamo campagna elettorale sulle cose concrete che ha fatto il governo».
Sempre senza fare alcun riferimento esplicito all'inchiesta, poi, ai suoi interlocutori il Cavaliere avrebbe ribadito la convinzione che «vogliono trasformare questo voto in una battaglia contro di me, ma non ci sono riusciti finora e non ci riusciranno neanche adesso».

TIMORE PER NUOVE INTERCETTAZIONI - Ma nel Pdl c'è una certa preoccupazione per la piega che l'affaire può prendere. Verdini ieri, dopo l'interrogatorio in procura a Firenze, si era detto «totalmente estraneo» alle accuse. Ma c'è il timore che vengano fuori nuove intercettazioni e che il quadro si complichi ulteriormente.
Anche per questo, viene spiegato, il premier avrebbe scelto un low profile ben diverso dalla difesa aperta e ripetuta - e ribadita ancora oggi in una 'triangolazione' di incontri con Gianni Letta - di Guido Bertolaso. Una 'linea' che caratterizza un po' tutto il partito: i comunicati a sostegno del coordinatore si contano sulle dita di una mano e nel governo è il solo Gianfranco Rotondi a esporsi parlando di «persona perbene» e della nobiltà della scelta di dare lui stesso la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati.

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