28 febbraio 2020
Aggiornato 00:30
Inaugurazione anno giudiziario

Mancino: la riforma della Giustizia deve avere consenso

«A ultimatum non seguono i provvedimenti da Governo e Parlamento»

FIRENZE - Una riforma della giustizia deve avere consenso, perché se maggioranze politiche diverse vi mettono mano si crea instabilità: è quanto ha affermato Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, intervenendo all'apertura dell'Anno giudiziario presso l'aula bunker di Santa Verdiana a Firenze.

«Le riforme hanno bisogno del consenso - ha spiegato - o sono riforme che durano nel tempo o sono limitate al tempo della legislatura. Guai a immaginare che, nel settore della giustizia, una maggioranza successiva metta mano alle riforme della precedente: non avremmo quella stabilità di cui il Paese ha bisogno, soprattutto quando si tocca il tema dei diritti». Per Mancino comunque «c'è una volontà di riforme che sono necessarie e non si possono rinviare», ma «su riforme che possono riguardare la seconda parte della Costituzione c'è bisogno di attenzione e non di fretta».

Parlando ancora dei rapporti fra politica e giustizia, il vicepresidente del Csm ha rilevato che «ci sono molte polemiche: sembra di trovarsi, a volte, di fronte a ultimatum che poi, visti i risultati, sono penultimatum, sempre annunciati, ma poi dopo l'annuncio non segue una rapida presentazione di provvedimenti da parte del governo, e soprattutto del governo, e del Parlamento. Che da un punto di vista costituzionale rispettano le loro funzioni».

Riguardo all'emergenza carceraria evocata dal ministro Alfano, Mancino ha osservato che «l'altra emergenza è come sono costretti a funzionare gli uffici giudiziari nonostante la laboriosità dei singoli magistrati», e quindi c'è bisogno di risorse. «Lo dico da ex presidente del Senato - ha concluso - il ministero del Tesoro è un semaforo spesse volte giallo, quasi sempre rosso. Le provviste sono necessarie e la nostra giustizia ha bisogno di misure straordinarie», come una revisione della quota dell'1% del bilancio destinata alla giustizia con un «passaggio verso una percentuale più alta».