21 aprile 2024
Aggiornato 22:30
Lavoro, coesione, riforme i nodi

Napolitano «lima» il discorso al Paese

Un discorso alla gente, fuori dai riti e dal linguaggio «stretto» della politica. Italia sa essere «unita» lo ha dimostrato in Abruzzo e a Messina

ROMA - Da giorni sta limando il discorso agli italiani che chiude un anno irto di difficoltà. Da giorni sceglie, una per una, le parole, le frasi, i riferimenti, le citazioni con cui arrivare dritto al cuore dei problemi e delle prospettive di tutti e di ciascuno. Giorgio Napolitano tace da giorni («non una parola in pubblico fino al 31 dicembre» si è ripromesso), in attesa del momento giusto per parlare. Che arriverà la sera di giovedì quando verrà trasmesso, alle 20.30 a reti unificate, il suo messaggio al Paese.

Un momento solenne, forse più di sempre dopo un anno nel quale la crisi economica, le catastrofi naturali, la tensione tra schieramenti politici, gli scandali privati e pubblici, lo scontro tra potere esecutivo e giudiziario hanno messo a dura prova tanti equilibri. Ma non hanno spezzato la coesione del Paese. Di questo il presidente è convinto, questa unità profonda dell'Italia l'ha confortato anche nei momenti più bui: un senso di appartenenza comune che si è trasformato in solidarietà e partecipazione nelle circostanze di maggiore sofferenza. E' accaduto per il terremoto in Abruzzo e per l'alluvione a Messina: il Paese, dalle istituzioni alla macchina dei soccorsi, al volontariato, alla gente comune, ha risposto subito, unito e solidale. «Solidarietà e sofferenza» sono proprio i due concetti che, come aveva annunciato il presidente stesso incontrando la Comunità di Sant'Egidio, hanno ispirato il suo discorso di fine anno.

Un discorso alla gente, fuori dai riti e dal linguaggio «stretto» della politica, un messaggio che partirà dalla «sofferenza» per declinarsi nelle prospettive di speranza e di ripresa. La disoccupazione, la crisi economica, il debito pubblico, il disagio sociale, le famiglie che arrancano sugli stipendi, il divario crescente tra Nord e Sud: guarderà ai problemi di tutti i giorni la riflessione di Napolitano. E toccherà anche il tema scottante dell'immigrazione. Proprio di recente il presidente ha spiegato che «è possibile integrarsi rimanendo ciò che si è e diventando allo stesso tempo italiani ed europei».

Prima di tutto, il lavoro. «Pur senza indulgere ad alcun allarmismo» i dati Istat parlano di una crescita del tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, mentre ricerche della Banca d'Italia «documentano la persistenza dello storico, profondo, divario tra Nord e Sud, mentre la maggior incidenza della crisi sul prodotto lordo e sull'occupazione è stata nel Mezzogiorno». Da questi dati di fatto l'appello a crederci ancora, a non arrendersi e, per chi riveste ruoli pubblici, a trovare le intese necessarie per politiche di lungo periodo, ben superiori a una semplice legislatura.