21 aprile 2021
Aggiornato 00:30
Caso Cucchi

Rapporto del Dap: Stefano Cucchi è morto in modo disumano e degradante

La direzione delle carceri accusa agenti e funzionari. «Censurabile operato complessivo, in particolare al Pertini»

ROMA - Stefano Cucchi «ha concluso la sua vita in modo disumano e degradante». Questa la conclusione dell'indagine della Direzione generale delle carceri decisa dal Dap sulla fine del tossicodipendente arrestato dai carabinieri il 15 ottobre scorso e deceduto nel reparto detentivo dell'ospedale Sandro Pertini di Roma il 22 ottobre, dov'era stato ricoverato per le fratture subite. Il rapporto è pubblicato dal Corriere della Sera.

Gli elementi che il 22 ottobre hanno portato alla morte di Cucchi sono l'esempio «di una incredibile, continuativa mancata risposta alla effettiva tutela dei diritti, in tutte le tappe che hanno visto Stefano Cucchi imbattersi nei vari servizi di diversi organi pubblici». Sotto la lente di ingrandimento il comportamento del personale dell'amministrazione penitenziaria, agenti compresi.

La relazione della commissione formata da Sebastiano Ardita, Maria Letizia Tricoli e Federico Falzone e altri funzionari del Dap è stata inviata alla Procura di Roma, La relazione descrive le «condizioni lavorativamente difficili» in cui si muovono gli agenti della penitenziaria. Ma appare incomprensibile la mancata attuazione di alcuni requisiti minimi: «all'atto del sopralluogo le condizioni igieniche presentano evidenze di materiale organico ormai essiccato sui muri interni (vomito). Sul pavimento, negli angoli, si rilevano accumuli di sporcizia».

Nella relazione si susseguono poi le testimonianze di chi si trovava sul posto quando Stefano è stato picchiato, a partire dall'infermiere del servizio 118 che visitò Cucchi la notte dell'arresto nella stazione dei carabinieri. Poi la testimonianza dell'assistente capo della polizia penitenziaria: «Ho notato che aveva il viso tumefatto». Poi la testimonianza dell'ispettore capo A.L.R. e dell'assistente capo B.M.: «Gli ho detto, in maniera ironica e per sdrammatizzare, hai fatto un frontale con un treno, e lui mi ha risposto che era stato pestato all'atto dell'arresto». Per quanto riguarda il ricovero al Pertini, secondo la relazione le regole interne dell'ospedale hanno «finito per incidere perfino su residui spazi che risultano assolutamente garantiti nella dimensione penitenziaria».