Processo breve: è guerra di cifre tra CSM e Alfano
Per i Magistrati il 40% dei processi penali a rischio, mentre il Ministro della Giustizia parla dell'1%
ROMA - Il Consiglio Superiore della Magistratura ieri sera ha stroncato la norma sul processo breve in discussione al Senato, fissando da un minimo del 20 a un massimo del 40% i processi penali che andrebbero in prescrizione se venisse varata.
Il vero «disastro», è la denuncia di palazzo dei Marescialli, riguarda però il processo civile, con una forchetta che va dal 20 al 50%, investendo anche «tribunali gioiello» come quelli di Torino, che oggi è 'in pari' con i lavori, e Milano, che non solo è in pari, ma che sta «dal 2007 aggredendo l'arretrato, con tempi di gestione di un processo inferiori ai 9 mesi».
I DATI DEL MINISTRO - I dati del Csm sono in stridente contrasto con quelli del ministro della Giustizia Angelino Alfano, che ieri sera a Ballarò ha assicurato che con la riforma, a regime, «dei 390 mila procedimenti in fase del dibattimento sarebbero «a rischio» l'8-9%» e sul totale dei 3 milioni e 300 mila procedimenti l'impatto «dovrebbe essere dell'1%».
«Credo di avere offerto un dato abbastanza attendibile - ha osservato Alfano - ma propongo: la commissione giustizia del Senato audisca il ministero della Giustizia con cifre, tabelle e numeri e ascolti l'Anm in modo tale che il legislatore senza trucchi e senza inganni si renda conto di quale è l'impatto di questo provvedimento».
Sul merito del provvedimento, la consulta per la Giustizia del Pdl chiamata a discutere ieri sera si è aggiornata a questa sera alle 21 per l'assenza dei senatori. C'è stato spazio per per fissare qualche punto: dovrebbe essere modificata la norma relativa all'esclusione dei clandestini, prevedendola soltanto in caso dei «delitti» e non delle «contravvenzioni». Quanto agli anni del processo breve, si prevedrebbe il criterio del 3+2+1 (nei tre gradi di giudizio), anziché l'attuale 2+2+2, dal momento che nel primo grado verrebbe considerata anche l'udienza preliminare.
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