14 luglio 2020
Aggiornato 02:00
Politica & Giustizia

Crescono i dubbi sul processo breve. Pecorella: «ddl va rivisto»

Rilievi su norma «salvapremier» anche nella maggioranza. Botta e risposta Opposizione - Maggioranza

ROMA - Il ddl Gasparri sul processo breve può essere rivisto e migliorato: anche nella maggioranza serpeggiano dubbi sulla norma. E dopo il presidente del Senato Senato Renato Schifani che ieri si è affidato al lavoro di deputati e senatori, che potranno «migliorare i testi per renderli invulnerabili alle censure eventuali della Corte costituzionale», oggi è la volta di Gaetano Pecorella, avvocato del premier e deputato del Pdl che, in una intervista a Il Corriere della Sera, rileva gli «aspetti di irragionevolezza» contenuti nella norma e sottolinea che il ddl «va rivisto».

«VA RIVISTO» - «Le legge sul processo breve esprime un criterio condivisibile da tutti. Però, così come è articolata - spiega Pecorella - mostra aspetti di irragionevolezza e risponde ad esigenze demagogiche e populiste quando di escludono da questo percorso gli imputati con una precedete condanna e tutti gli stranieri accusati di immigrazione clandestina: per questo il ddl va rivisto rispetto ai criteri di applicazione della norma nella fase transitoria, e non solo, tenendo conto della complessità del processo, del numero degli imputati, della domanda sociale di giustizia».

LODO ALFANO BIS - La strada del processo breve però «va perseguita in ogni caso, perché è una questione di civiltà, mentre per tutelare le alte cariche dello Stato è ormai arrivato il tempo di riproporre per via costituzionale il lodo Alfano riveduto e corretto secondo le indicazioni che ci ha dato la Consulta», aggiunge Pecorella. Una ipotesi rilanciata anche dall'Udc: un nuovo lodo Alfano, stavolta votato con legge costituzionale.

DUBBI NELLA MAGGIORANZA - Sulla nuova norma già battezzata «salvapremier» dall'opposizione qualche dubbio pare serpeggiare anche nella maggioranza: il ministro della Giustizia Angelino Alfano non smentisce la notizia secondo la quale starebbe studiando le conseguenze sui processi del testo presentato al Senato e anche possibili modifiche, anche se dice: «Non ci fermeremo».

SCONTRO PD-PDL - La giornata di ieri però è stata segnata soprattutto dal botta e risposta tra Pdl e Pd sul contenuto di alcune proposte di legge sulla durata dei processi presentate anni fa dai Democratici di sinistra: «Urlano - si legge in una nota del gruppo Pdl al Senato - ora che noi proponiamo, dopo di loro, quello che loro hanno proposto per primi. Con un'aggravante: mentre la proposta del Pdl esclude alcuni reati (mafia, furti, rapine, droga, bancarotta fraudolenta, infortuni sul lavoro, ecc.), da questo limite di durata dei processi di 6 anni, la sinistra non prevedeva queste esclusioni». La sinistra «cambia idea a seconda delle convenienze politiche contingenti», commenta il coordinatore Pdl Sandro Bondi. E Maurizio Gasparri parla di «ipocrisia», puntando il dito su Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, che replica: «Gasparri e Bondi non sanno leggere e non sanno quello che dicono e, se lo sanno, mentono», anche perché «le nostre proposte sono molto diverse dal 'salva-processi'».