20 ottobre 2019
Aggiornato 19:30
E' scontro sul ddl Gasparri

Casini: «Il processo breve è una porcheria, meglio Lodo Alfano»

Un testo «approvato con legge costituzionale» e con il concorso dell'opposizione. Pressing per ritiro del ddl

ROMA - L'ipotesi è suggestiva: un nuovo lodo Alfano, «riveduto e corretto» secondo le indicazioni della Corte Costituzionale, che metta al riparo il presidente del Consiglio da quella «persecuzione giudiziaria» di cui ormai in parecchi lo riconoscono vittima. Un testo «approvato con legge costituzionale» e con il concorso dell'opposizione. A proporlo oggi è stato Pier Ferdinando Casini, che ha definito un «mostro giuridico» il ddl Gasparri che abbrevia i processi e promettendo di «non votarlo», senza però far saltare il tavolo sulla giustizia che l'Udc ha aperto con il Pdl due settimane fa.

LODO ALFANO BIS - Insomma, in teoria, la soluzione «lodo Alfano bis» potrebbe reggere, perchè appare sempre più chiaro in Parlamento che l'imperativo di Berlusconi è tenersi al riparo dai processi e che, per farlo è disposto a qualunque cosa, anche, come dice espressamente Casini, a far approvare una «porcheria, un provvedimento (il ddl sui processi brevi) che dimentica le vittime, sfascia l'ordinamento giudiziario e abroga la giustizia». Un ddl, il «taglia-processi», sul quale il Csm ha aperto un'istruttoria e che si preannuncia come una mannaia su centinaia di migliaia di procedimenti. Una testo che, se diventasse legge, verrebbe impugnato il giorno stesso e che non convince nemmeno gli avvocati che dovrebbero servirsene.

«Noi - spiega quindi Casini - capiamo le ragioni della maggioranza e per questo ci siamo astenuti sul lodo Alfano. Ma ora o si strepita e si fa approvare una porcheria o si vota il lodo Alfano per via costituzionale. Se sbraita Di Pietro è un conto, ma se diciamo noi che questo testo scasserà l'ordinamento giudiziario italiano, potete crederci». E infatti, ci credono in molti, anche al Pd, visto che Anna Finocchiaro ha sbattuto il testo del ddl al muro appena finito di leggerlo, definendolo «segno dell'ingiustizia». Anche i magistrati bocciano senza appello la nuova norma e si dicono «estremamente preoccupati» per quanto ne deriverà.

BERSANI: «BERLUSCONI SI FACCIA GIUDICARE» - Memori dell'adagio che impone, tra i due mali, di scegliere il minore, ormai più di qualcuno comincia a farsi persuaso della tesi «meglio una legge costituzionale a tutela delle alte cariche di una legge-porcata che sfascia la giustizia», soprattutto se questa scelta viene «condita» con un paio di considerazioni più «politiche». Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, da Ravenna dice chiaro e tondo che Berlusconi «deve sottoporsi al giudizio», che sarebbe la per è questa «la strada attraverso cui poter ristabilire la serenità per il beneficio di tutti».

Berlusconi, dal canto suo, non sembra intenzionato a mollare: il nuovo ddl, infatti, potrà godere di una corsia parlamentare tale da farlo eleggere a priorità delle priorità. Replicando a Casini, il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha invitato «chi dovesse ritenere ancora giusta» la radice giuridica di una legge respinta dalla Consulta perchè presentata come ordinaria (lo scudo alle alte cariche dello Stato) a «ripresentarla in forma costituzionale».