20 novembre 2019
Aggiornato 16:00
Alle primarie del PD mancano ancora quattro giorni

Scontro su dopo-primarie, Franceschini-Bersani negano accordi

Marino insiste: «Non voglio più sentire parlare di accordicchi». Ma soluzione unitaria potrebbe essere necessaria

ROMA - Alle primarie mancano ancora quattro giorni, il risultato appare ancora quanto mai incerto, ma lo scontro si gioca già sul 'dopo' ed è Ignazio Marino ad incalzare gli altri due candidati alla segreteria con accuse di 'inciuci' in virtù dei quali al perdente andrebbe comunque un incarico di primo piano, magari quello di presidente del partito o di capogruppo alla Camera.

«LODO SCALFARI» - Il segretario e l'ex ministro negano ogni intesa, il senatore-chirurgo però insiste: Marino da giorni è sulle barricate, il «lodo Scalfari» (l'idea di un patto politico tra i candidati per garantire che chi prende più voti alle primarie diventa segretario anche se non ha il 50%) ha evocato il tema del 'voto utile' e il senatore chirurgo teme di farne le spese.

MARINO: «NO AD ACCORDI» - Dice Marino: «Alcuni giornali parlano di accordi tra Franceschini e Bersani, in base al quale chi perde dovrà fare il capogruppo alla Camera, un elezione che si svolge a scrutinio segreto. Spero che smentiscano: se fanno questo la gente non tollererà. Non voglio più sentire parlare di accordicchi». In realtà, uno tra i più attivi nei giorni scorsi nel far circolare l'ipotesi dell'accordo è stato Goffredo Bettini, grande sponsor di Marino, come viene anche riportato in uno degli articoli apparsi oggi sui giornali.

I due diretti interessati, Bersani e Franceschini, ovviamente negano. Dice Franceschini: «Ignazio, smetti con dietrologie e sospetti. Nessun accordo per nessuna carica. Solo rispetto per la scelta del popolo delle primarie». E Bersani: «Sono totali fantasie, non c'è niente di niente».