9 agosto 2020
Aggiornato 19:30
Cronaca. Via Poma

Il 9 novembre decisione su richiesta giudizio Busco

Amici e vicini di casa dell'imputato: «lui è innocente»

ROMA - Il 9 novembre si saprà se, dopo quasi vent'anni, si terrà un processo per l'omicidio di Simoneta Cesaroni, avvenuto in uno stabile di via Poma il 7 agosto del '90. Oggi il giudice dell'udienza preliminare Maddalena Cipriani, del tribunale di Roma, ha fissato le discussioni delle parti rispetto alla richiesta di rinvio a giudizio dell'unico imputato per la vicenda, Raniero Busco.

Lui, che ha 44 anni e 2 figlie, assistito dall'avvocato Paolo Loria, si è sempre dichiarato innocente. Anche stamane fuori dall'aula di tribunale erano presenti molti cittadini di Morena, il quartiere tra la Capitale e Fiumicino. Alcuni di loro hanno indossato una maglietta con scritto «Via Poma = Raniero innocente». «Siamo convinti tutti - ha detto una signora - che lui sia solo una brava persona tirata in mezzo e nulla di più».

Dalle 9.30 di oggi fino a poco prima delle 14, intanto, si sono confrontati in contraddittorio i consulenti della Procura e quello della difesa sull'impronta dentale lasciato su un seno della vittima. «Il gup ha voluto chiarire gli elementi a disposizione e se quella indicazione è sovrapponibile all'arcata dentaria del mio assistito. Secondo i consulenti dell'accusa questa cosa avviene, il nostro esperto invece dice una cosa semplice: se partiamo da presupposti incerti non possiamo pervenire ad un risultato certo. E tutta la letteratura medico legale in argomento dice il contrario rispetto a quel che afferma l'accusa».

Gli accertamenti sul morso inferto alla Cesaroni era stato disposto in seguito alle analisi del dna compiuti dal Ris, su una traccia di saliva rilevata sul corpetto che indossava la ragazza e risultata appartenere a Busco. Un elemento, quest'ultimo, importante, ma non decisivo - secondo il difensore - perché non collocabile temporalmente. Quanto alla macchia di sangue rinvenuta sulla porta dell'ufficio di via Poma, gli esperti nominati dall'ufficio dell'accusa non sono riusciti né ad escludere né a confermare la presenza di materiale genetico riconducibile a Busco. Ed anzi hanno isolato un gruppo sanguigno, A positivo, che non è quello di Raniero, che ha lo '0', come Simonetta.