25 gennaio 2020
Aggiornato 20:00
Agivano quasi sempre a viso scoperto

Torino, sgominata la «banda dei precari»: tre arresti

Mattina lavori saltuari, pomeriggio rapine. All'oscuro famiglie

TORINO - Fermata a Torino quella che è stata soprannominata «la banda dei precari»: di mattina lavoretti saltuari, di pomeriggio rapine all'insaputa anche delle rispettive famiglie. Eppure i tre arrestati dalla polizia di Torino agivano quasi sempre a viso scoperto e non si curavano delle telecamere di sicurezza. Un doppio stile di vita che ha portato i tre componenti del sodalizio ad accumulare un bottino di oltre 150.000 euro, frutto di almeno 13 rapine.

Dal mese di aprile dello scorso anno - spiega la questura di Torino - si registrava un preoccupante incremento delle rapine a danno di istituti di credito, nella zona sud di Torino. Dall'esame dei fotogrammi del sistema di videosorveglianza delle banche rapinate, gli agenti hanno notato che molti colpi erano stati fatti da malviventi, che agivano con estrema professionalità, a volto scoperto e senza alcuna minima preoccupazione di essere ripresi. Un modus operandi tale da far pensare agli investigatori che i componenti della «banda» potessero essere incensurati.

I rapinatori infatti erano soliti entrare nelle agenzie bancarie a volto scoperto e, sotto la minaccia di una pistola semiautomatica, si facevano consegnare il denaro.

A maggio parte l'indagine, diretta dal sostituto procuratore della Repubblica, Tibone, per identificare i componenti della banda. Così gli investigatori hanno identificato i tre presunti rapinatori: Francesco R., 37enne torinese, residente a Moncalieri, disoccupato, Antonio P., anche lui 37enne torinese do nascita e residente a Moncalieri, e Daniele M. 35enne torinese, pregiudicato, disoccupato.

Il 9 luglio - spiega la questura - l'ennesimo colpo: viene rapinata la filiale della banca Sella di Nichelino, nel torinese, in piazza Camandona 25/27. Intorno alle 15, due individui armati di pistola entrano nella banca e, minacciando gli impiegati, si fanno consegnare i soldi contenuti nelle casse, un bottino di circa 10mila euro. Gli investigatori pensano ch si tratti dei banditi già identificati, quindi vano a casa di uno di loro, Antonio P., e vedono la sua auto, una Fiat Punto, parcheggiata in strada. Poco un altro dei tre, Francesco R., esce da casa e sale a sull'auto: gli agenti lo fermano e lo arrestano: aveva con sè metà del bottino, una pistola giocattolo e indumenti usati 'per il travisamento'. Subito dopo è la volta di Antonio P.: in casa gli agenti trovano l'altra metà del bottino, una pistola giocattolo e gli abiti usati per 'camuffarsi'.

Le indagini successive - spiega la questura - hanno portato ad individuare altre 12 rapine, 11 a istituti bancari ed una a un ufficio postale, commesse secondo gli inquirenti da Francesco R. con la complicità, a volte di Antonio P., altre di Daniele M., arrestato poi su provvedimento del giudice. Per tali rapine infatti il 17 luglio, l'autorità giudiziaria ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei tre, accusati di associazione a delinquere finalizzata al compimento di rapine. Per gli agenti il 37enne torinese, disoccupato e incensurato, Francesco R. È il capo della banda che, di volta in volta, sceglieva il complice con cui agire e fissava gli obiettivi dei colpi. Secondo le stime della questura le rapine hanno fruttato alla banda oltre 150mila euro.