19 novembre 2019
Aggiornato 21:00
Camorra

Saviano: «Le mafie sono principale economia dell'Italia»

Lo scrittore: «Sequestro di oggi ai Casalesi è bellissima notizia»

NAPOLI - Una bellissima notizia, ma c'è ancora moltissimo da fare per combattere gli imperi economici della criminalità organizzata in Italia. Roberto Saviano, intervenendo alla trasmissione di Radio Uno «Radio anch'io«, commenta così il sequestro di oltre cinquanta milioni di euro ai danni del clan camorristico dei Casalesi.

«E' una bellissima notizia - ha detto lo scrittore - perché significa mettere le mani nelle loro tasche, nel loro sangue. Fa impressione leggere le notizie che raccontano i sequestri del clan dei Casalesi, perché ci permette di capire di quanta massa di denaro dispone la criminalità e quanto ancora ce ne è. La Procura nazionale antimafia fornisce un dato che passa quasi sotto silenzio: ogni anno le mafie fatturano 100 miliardi di euro. E' lo stesso Stato italiano che dichiara al mondo che la sua più grande economia è quella mafiosa».

Roberto Saviano ha puntato più volte il dito, come del resto fa con i suoi articoli e i suoi libri, sulla componente economica della criminalità camorristica e mafiosa. «Io credo - ha detto lo scrittore rispondendo agli ascoltatori - che le organizzazioni criminali siano parte del tessuto connettivo dell'economia italiana ed europea. L'Europa è del tutto impreparata ad affrontare organizzazioni che sono all'avanguardia dell'economia. Lo Stato - ha spiegato Saviano rispondendo a una domanda sul perché non si riesce a sconfiggere la mafia - non è un monolite, nello Stato ci sono persone che si spingono fino al sacrificio quasi mistico, mentre c'è anche una parte che è collusa. E poi occorre capire che quelle criminali sono organizzazioni enormi, gigantesche. E lo Stato è ancora lontano dallo sconfiggerle». «Le nostre organizzazioni mafiose - ha aggiunto Saviano - fanno scuola al mondo, la violenza a un certo punto si lega al business. I morti sono legati a guerre di gruppi economici. Le mafie sono imprese armate».

Una prima forma di opposizione al fenomeno camorristico, secondo Saviano, può nascere dalla pratica quotidiana, dal togliere alla «carriera» criminale quell'aura di fascino e ricchezza che può colpire i giovanissimi. Lo scrittore dà «un piccolo consiglio: raccontare come vive un camorrista. Lo stipendio è misero, prima di diventare boss c'è una vita d'inferno. Per dissuadere i giovani occorre raccontare cosa significa essere criminale: non avere sabato e domeniche, non poter andare i vacanza con la propria famiglia, vivere con il terrore di essere ucciso ogni volta che esci. Questi dettagli sono più importanti di qualsiasi moralismo».