6 aprile 2020
Aggiornato 01:00

Omicidio via Poma: il 24 settembre Raniero Busco davanti a gup

Procura ha chiesto rinvio a giudizio per delitto del '90

ROMA - Sarà il giudice dell'udienza preliminare Maddalena Cipriani, il 24 settembre prossimo, a vagliare la richiesta di rinvio a giudizio per Raniero Busco, l'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, la ragazza che venne uccisa con 29 coltellate il 7 agosto del '90, in via Poma, a Roma. L'accusa contestata dal pm Ilaria Calò e dal procuratore capo Giovanni Ferrara è quella di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà.

A sostegno della ricostruzione degli inquirenti c'è l'ultima consulenza tecnica affidata a due dentisti e due medici legali che ha stabilito una compatibilità tra l'arcata dentaria dell'indagato e l'impronta di un morso rinvenuto sul cadavere, sul seno sinistro. L'ulteriore accertamento era stato disposto in seguito agli accertamenti del dna compiuti dal Ris, su una traccia di saliva rilevata sul corpetto che indossava Simonetta e risultata appartenere a Busco.

Un elemento, quest'ultimo, importante, ma non decisivo - anche secondo il difensore, l'avvocato Paolo Loria - perché non collocabile temporalmente sulla scena del delitto. «I due ragazzi, infatti - ha spiegato il penalista nei giorni scorsi nel corso di una trasmissione tv - si erano visti il giorno prima dell'omicidio, come ha raccontato a suo tempo alla polizia lo stesso mio assistito». Quanto alla macchia di sangue rinvenuta sulla porta dell'ufficio di via Poma, gli esperti nominati dall'ufficio dell'accusa non sono riusciti né ad escludere né a confermare la presenza di materiale genetico riconducibile a Busco.

Busco è entrato nell'inchiesta sull'omicidio dopo una consulenza eseguita sul reggiseno e sul corpetto che aveva indosso la ragazza. Quegli indumenti furono ritrovati in un armadio dell'istituto di medicina legale. La notizia che il dna di Busco, estrapolato da una traccia di saliva, era stato identificato, venne diffusa dal programma televisivo Matrix, che rivelò anche come erano stati fatti controlli biologici, oltre che su Busco, su altri 30 uomini che avevano avuto una qualsiasi relazione con Simonetta Cesaroni. Dagli amici ai vicini di casa, alle conoscenze occasionali o ad altri inquilini dello stabile di via Poma.

Gli ulteriori accertamenti peritali non hanno dato ulteriori riscontri alle accuse a carico di Busco. Le presunte «incongruenze» rispetto all'alibi fornito a suo tempo, riguardo il soccorso prestato ad un amico che aveva il motorino guasto, sono poi state di fatto smentite dal successivo interrogatorio al quale Busco si è sottoposto volontariamente. Lo stesso, tramite le pagine un noto settimanale, pochi giorni fa aveva invitato l'ex portiere dello stabile, Pietrino Vanacore, a dire tutto quel che sa.

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