23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30

Ddl asili nido, Cotto: fondi insufficienti

«Stanziare subito altri dieci milioni di euro»

TORINO - «Per un sostegno davvero incisivo agli asili nido la Giunta Bresso deve stanziare subito dieci milioni di euro, altrimenti il ddl di riordino dei servizi per l’infanzia resterà solo una bella dichiarazione di intenti». Lo afferma la vicepresidente del Consiglio regionale, Mariangela Cotto (Pdl) a margine dell’approvazione del disegno di legge sui servizi all’infanzia.

«E’ positivo il segnale di attenzione della Regione – aggiunge - ma oggi la vera urgenza è costituita dalle difficoltà di gestione di molte strutture. E con lo stanziamento complessivo di venti milioni di euro, previsto nel ddl dal Fondo di sostegno alla gestione, la quota di integrazione delle rette da parte della Regione non raggiungerà neanche il 20 % del disavanzo dei Comuni».

La vicepresidente spiega che «prendendo come esempio un Comune piemontese di medie dimensioni, sappiamo che il costo complessivo di un posto bambino è di 900 euro al mese e che la retta per le famiglie varia da 150 a 400 euro al mese. Su un disavanzo minimo di 500 euro al mese, la Regione interveniva, prima del ddl, con 100 euro al mese. Con i nuovi fondi previsti dalla Giunta la quota salirebbe soltanto a 160 euro al mese. Dieci milioni di euro in più, invece, riuscirebbero a coprire il 25% del disavanzo dei Comuni, una quota più sicura per allontanare il rischio chiusura per molte strutture piemontesi. Ma questi fondi devono essere stanziati subito con una variazione di bilancio, altrimenti i tempi si allungheranno troppo con il rischio di non portare a casa proprio nulla».

Cotto ricorda, inoltre, che nei prossimi anni, con l’accreditamento delle strutture private previsto dallo stesso disegno di legge, la spartizione del Fondo di gestione dovrà tener conto di ulteriori 5-6 mila posti/bambino negli asili nido. «L’aumento dei posti a regime – conclude la vicepresidente – è confortante, ma resta la preoccupazione per le difficoltà quotidiane che subiscono i Comuni. E non dimentichiamo che la qualità della vita del nostro territorio, soprattutto nelle zone collinari, oggi è strettamente legata alla sopravvivenza di queste strutture».