31 agosto 2025
Aggiornato 08:00
Per la prima volta in Italia, un convegno dedicato alle politiche sulle droghe

Convegno Sert: primo in Italia sulle politiche in materia di droghe

In programma a Forlì, domani e mercoledì il convegno “1909-2009. Cento anni di controllo internazionale sulle droghe”

Forlì - Cos’hanno prodotto cent’anni di accordi internazionali sul controllo delle droghe? Quali le conseguenze e quali i vantaggi? Che tipo di società abbiamo costruito e in che direzione intendiamo andare in futuro? Per la prima volta in Italia, un convegno cercherà di rispondere a questi interrogativi, affrontando il problema delle sostanze stupefacenti dal punto di vista delle politiche attuate in materia anziché da quello clinico. E’ con queste promesse che debutta il congresso «1909-2009. Cento anni di controllo internazionale sulle droghe», in programma a Forlì, in sala Santa Caterina, martedì 21 e mercoledì 22 aprile. L’iniziativa, organizzata dal Sert dell’Ausl di Forlì, in collaborazione con la Facoltà di Scienze Politiche «Roberto Ruffilli» di Forlì e diverse associazioni impegnate nel campo delle droghe (Itaca Italia e Itaca Europa, In Itinere, Forum Droghe, Ais, Sezione di Socioogia della Salute e della Medicina Siss), vedrà l’intervento dei principali esperti italiani e stranieri, fra i quali Peter Cohen (professore emerito Università Asterdam), Cristopher Hallam (International Drug Policy Consortium-Release), e Massimo Borra (Commissione permanente della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa).

«Lo spunto da cui siamo partiti è il centenario del primo accordo internazionale sulle droghe – spiega il dottor Edoardo Polidori, direttore del Sert dell’Ausl di Forlì – nel 1909, infatti, per porre fine ai rapporti conflittuali legati a immigrazione e scambi commerciali, Usa e Cina decisero di sedersi davanti a un tavolo al fine di regolare a livello mondiale il commercio d’oppio. La Conferenza internazionale sull’oppio di Shangai del 1909 partorì nove risoluzioni finali che, pur non prevedendo obblighi vincolanti, rappresentarono ugualmente il primo testo di diritto della droga». Di lì in avanti, l’attenzione delle grandi potenze a questi temi aumentò costantemente. «Dopo l’oppio, si passò a disciplinare lo scambio di altre sostanze – illustra il dottor Polidori - Per comprendere l’importanza attribuita a questi accordi, basti pensare che un intero capitolo del trattato di Versailles del 1918 era dedicato al commercio delle droghe». Per arrivare a oggi, l’argomento è più che mai d’attualità: proprio quest’anno, infatti, in base alla clausola di revisione decennale prevista dall’Onu, sono stati rinegoziati gli ultimi trattati in materia.

«Gli accordi siglati in questo secolo, mirando a un controllo globale sulle droghe, avevano delle finalità – commenta il direttore del Sert – il nostro obiettivo è indagare se siano state raggiunte e, se sì, a che prezzo. Leggendo i dati Onu sembra emergere un quadro molto positivo: il numero di paesi in cui si coltiva oppio è costantemente calato e oggi esiste un solo grande stato produttore, l’Afganistan. Lo stesso trend vale per la cocaina, con la Colombia unico paese esportatore, benché, stando ad alcune fonti, i sequestri qui operati dalla polizia siano pari alle quantità immesse sul mercato. Solo gli stati dove si coltiva cannabis sono segnalati in aumento, dai 130 di dieci anni fa ai 170 odierni». Durante il convegno si ragionerà su tutto questo, per interpretare i dati e capire se ciò che ci raccontano corrisponde effettivamente alla realtà. «Vogliamo riflettere con mente aperta, rifuggendo dalla gabbia proibizionismo/antiproibizionismo – precisa il dottor Polidori – le scelte attuate in questo campo delineano il tipo di comunità che s’intende costruire: pensando al futuro, quindi, è fondamentale comprendere le ripercussioni del tipo di regolamentazione adottato a livello internazionale e poi variamente tradotto nei diversi paesi».  Le misure messe in atto in questi 100 anni hanno, infatti, avuto rilevanti conseguenze, e anche effetti collaterali. «Ci interrogheremo sul livello di successo conseguito dalle politiche di avversione alle coltura di oppio o cocaina, verificando se effettivamente per il contadino sudamericano sia più vantaggioso coltivare barbabietole o coca – spiega il direttore del Sert – inoltre rifletteremo sul ruolo delle droghe nelle diverse colture. Infine, ci chiederemo come mai, dopo cent’anni di accordi e nonostante i dati sulla produzione presentati dalle Nazioni Unite, l’ultimo numero di Forbes inserisca al 701° posto nella classifica degli uomini più ricchi della terra un narcotrafficante». Non mancherà un capitolo dedicato ai Balcani e all’analisi della diffusione delle droghe nelle aree interessate da conflitti, mentre un argomento su cui si insisterà soprattutto nella seconda giornata sarà l’influenza degli accordi internazionali sulle politiche nazionali, con focus su Europa, Asia e Sud America. «I trattati di regolamentazione lasciano un certo spazio di manovra che consente leggi molto diverse: basti pensare alla diversa legislazione sulle droghe in Italia e Olanda – illustra il dottor Polidori – Tuttavia, possono verificarsi anche casi come quello della Bolivia, dove era usanza masticare foglie di coca già 5mila anni fa. Con l’avvento degli accordi internazionali tale tradizione è stata negata, scatenando la reazione dello stesso presidente della Repubblica».

I lavori si apriranno martedì alle 9.30 con il saluto delle autorità, fra cui il sindaco di Forlì Nadia Masini e il Direttore Generale dell’Ausl di Forlì Claudio Mazzoni. L’accesso è libero e gratuito.