17 giugno 2024
Aggiornato 08:30
Osservatorio zoomafia della LAV

Cocaina nell’apparato riproduttivo di mucche: operazione “Centauro” dei CC

Criminalità organizzata non nuova a questi stratagemmi, usati anche cavalle, aragoste, uccelli, serpenti, caimani e carne

Droga inserita nell'apparato riproduttivo di mucche per essere trasportata nel bresciano: è quanto hanno scoperto i Carabinieri nel corso dell’operazione «Centauro», che ha portato all’arresto di 40 persone per traffico di cocaina.
«I canali del traffico di stupefacenti si intrecciano spesso con quelli del commercio di animali, o parti di essi, destinati al consumo umano, o quelli del traffico di specie protette. La criminalità organizzata non è nuova a questi stratagemmi per eludere i controlli», commenta Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio nazionale Zoomafia della LAV.

«Le vie e i metodi per trafficare o spacciare stupefacenti sono diversi e spesso criminalmente ingegnosi – continua Troiano - Il metodo adottato nel bresciano è stato scoperto intorno alla metà degli anni ‘90 nel napoletano, quando i clan della camorra trasportavano droga in ovuli inseriti nella vagina delle cavalle. I carichi venivano indirizzati a strutture di riferimento direttamente gestite da camorristi napoletani, fra le quali scuderie, stazioni di monta di cavalli da corsa, ippodromi e così via. È noto che quando Cosa Nostra doveva affrontare la concorrenza dei cartelli internazionali e pertanto non poteva permettersi di perdere un carico per interventi della Polizia, la droga arrivava a Palermo da Bogotà con partite di pesce congelato: i merluzzi riuscivano a sviare anche i cani della Polizia.»

I clan della «Ercolano connection» degli anni ’90 facevano arrivare da Medellin la cocaina assieme alle aragoste, in modo da evitare i controlli alle dogane. Particolare, questo, raccontato dai pentiti e che ha trovato conferma in sede giudiziaria. Sempre alla fine degli anni ‘90 fu scoperto un traffico di droga proveniente dal Marocco, droga che veniva caricata in Spagna e importata in Italia attraverso la frontiera di Ventimiglia, quindi trasportata a Napoli con Tir carichi di carne.

«Non deve sorprendere neanche il fatto – prosegue Troiano, responsabile dell’Osservatorio nazionale Zoomafia della LAV - che i trafficanti di stupefacenti siano anche contrabbandieri di uccelli o di altre specie selvatiche: si consideri, infatti, che entrambi i traffici consentono alti margini di guadagno e che le aree di provenienza spesso sono le stesse. A livello internazionale sono stati accertati carichi di droga che viaggiavano insieme ad animali vivi, come pappagalli o serpenti, oppure nascosti in pelli di caimano destinate alla concia, o occultati all’interno di contenitori per pesci tropicali provenienti dalla Colombia. Vi è stato anche il caso in cui parte degli animali è stata uccisa prima dell’esportazione e riempita di droga, quindi spedita insieme ad animali vivi, attribuendo la morte degli animali al trasporto.»