7 ottobre 2022
Aggiornato 02:30
Africa un continente da scoprire

E’ l’interdipendenza la chiave per affrontare l’immigrazione

Al via oggi a Firenze il seminario dedicato all’informazione - Giornate dell’Interdipendenza

Prima sessione di lavori, oggi a Firenze, per le Giornate dell’Interdipendenza dedicate all’Africa. Un seminario, promosso da Acli, Legambiente, Comunità di Sant’Egidio, Focsiv, Movimento politico per l’unità, Regione Toscana, rivolto a giornalisti e operatori della comunicazione per approfondire i nodi cruciali del rapporto tra Occidente e Africa al tempo della globalizzazione e il ruolo dell’informazione. Superare gli stereotipi che caratterizzano una visione del continente nero appiattito tra catastrofismo e carità il tema portante del dibattito, al quale hanno portato il loro contributo, tra i relatori, la giornalista congolese Liliane Ndirira Mugombozi, padre Giulio Albanese, giornalista e fondatore dell’agenzia Misna, Jean-Marie Nsambu, giornalista ugandese, Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente.

Alla base delle Giornate l’idea che la chiave per affrontare la grande sfida della convivenza posta dalla società attuale sia l’interdipendenza: dialogo non egemonia, e non concentrazione delle risorse, costruzione di reti sociali e linguistiche per favorire il dialogo interculturale e religioso. Una prospettiva che non può prescindere da una forte riaffermazione della libertà d’informare e dell’indipendenza di chi informa come valori universali e irrinunciabili.

«Il valore dell’interdipendenza è rilanciato oggi anche grazie al fatto che l’elezione di Obama alla presidenza degli Stati Uniti - ha detto Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente - apre nuovi spazi alla multilateralità e al dialogo tra le comunità. E in quest’ottica va letta anche la questione dell’immigrazione all’ordine del giorno nel nostro Paese. Basti pensare che nei Paesi Ocse gli stranieri immigrati occupati superano il 60%, con livelli d’istruzione mediamente più elevati rispetto a quelli nazionali. A dimostrazione che il fenomeno dell’immigrazione risponde anche a una richiesta occupazionale nei paesi occidentali».

Di immigrazione si è occupata in particolare la terza parte del seminario, dedicata ad Ambiente, clima, povertà, cooperazione, che ha sottolineato l’indissolubile legame tra crisi ambientale e crisi sociale. «Sono 135 milioni le persone che rischiano di dover lasciare i propri territori a causa delle conseguenze dei mutamenti climatici - ha commentato Maurizio Gubbiotti, responsabile del settore internazionale di Legambiente - e solo a ottobre per sbarcare in Europa sono morte 108 persone. E’ evidente che non possiamo trattare le presenza di tanti migranti nel nostro Paese e in Europa come una questione di ordine pubblico. Occorrono serie politiche di cooperazione internazionale imperniate sulla sostenibilità ambientale e sociale».