14 novembre 2019
Aggiornato 07:30
Privacy

Telecamere nascoste sul luogo di lavoro, Garante per la privacy: «Non può diventare prassi»

Il Presidente Antonello Soro commenta la Sentenza della Corte di Strasburgo: Deve essere proporzionata, uso solo di fronte a «gravi illeciti»

Tecnico procede all'installazione di una telecamera
Tecnico procede all'installazione di una telecamera ANSA

ROMA - «I controlli devono essere proporzionati e non eccedenti e la sorveglianza occulta non può diventare prassi ordinaria». Così il presidente del garante per la privacy, Antonello Soro, commenta una sentenza della Corte di Strasburgo sula presenza di telecamere nei luoghi di lavoro. «La sentenza della Grande Camera della Corte di Strasburgo se da una parte giustifica, nel caso di specie, le telecamere nascoste, dall'altra conferma però il principio di proporzionalità come requisito essenziale di legittimazione dei controlli in ambito lavorativo», afferma Soro.

Non può diventare prassi ordinaria

«L'installazione di telecamere nascoste sul luogo di lavoro è stata infatti ritenuta ammissibile dalla Corte solo perché, nel caso che le era stato sottoposto, ricorrevano determinati presupposti: vi erano fondati e ragionevoli sospetti di furti commessi dai lavoratori ai danni del patrimonio aziendale, l'area oggetto di ripresa (peraltro aperta al pubblico) era alquanto circoscritta, le videocamere erano state in funzione per un periodo temporale limitato, non era possibile ricorrere a mezzi alternativi e le immagini captate erano state utilizzate soltanto a fini di prova dei furti commessi. La videosorveglianza occulta è, dunque, ammessa solo in quanto extrema ratio, a fronte di «gravi illeciti» e con modalità spazio-temporali tali da limitare al massimo l'incidenza del controllo sul lavoratore. Non può dunque diventare una prassi ordinaria.

Uso solo di fronte a «gravi illeciti»

Il requisito essenziale perché i controlli sul lavoro, anche quelli difensivi, siano legittimi resta dunque, per la Corte, la loro rigorosa proporzionalità e non eccedenza: capisaldi della disciplina di protezione dati la cui «funzione sociale» si conferma, anche sotto questo profilo, sempre più centrale perché capace di coniugare dignità e iniziativa economica, libertà e tecnica, garanzie e doveri».